Il Tirreno

il romanzo storico 

Nel libro “P.o.w.” la lunga prigionia del massese Olivato sergente a Massaua

R.M.
Nel libro “P.o.w.” la lunga prigionia del massese Olivato sergente a Massaua

Lo ha scritto il figlio che ha ritrovato un suo diario, scritto  su fogli di carta igienica nei campi di concentramento inglesi

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MASSA. Si intitola “P.o.w.” il romanzo storico di Tito Olivato sulla guerra dell’Africa Orientale e i campi di concentramento inglesi vissuti dal padre massese Guido.

Dopo anni di ricerca e di lavoro Tito Olivato dà alle stampe un romanzo basato su una storia vera accaduta al padre (Guido Olivato) mentre svolgeva il servizio militare in qualità di sergente a Massaua nell’Africa Orientale Italiana (A.o.i.). Il documento di partenza è il diario del babbo, un insieme di fogli di carta igienica rilegati da uno spago e scritti con inchiostro e un lapis trovato durante la prigionia.

Il materiale di partenza ha 72 anni di storia e non sempre è risultata agile la “traduzione”.

Guido, nativo di Massa (classe 1912), abitava alla Martana, in via del Porco, sopra all’odierno rifugio antiaereo e nel 1936 decise di andare volontario nell’A.o.i. anche a seguito, ricostruisce il figlio Tito, degli screzi avuti con il fratello.

Sul treno direzione Napoli, Guido guarda la sua famiglia che saluta non senza commozione e spinge lo sguardo verso la Brugiana, il Castello Malaspina e il cielo terso intriso di resina delle pinete massesi. Così ha inizio la storia di Guido che, giunto in Africa, vive la quotidianità in una terra che fa parte dell’Impero d’Italia fino a quando, il 10 giugno 1940, Mussolini annuncia la dichiarazione di guerra.

Da questo momento in poi la vita di Guido e dei venticinquemila militari nell'A. o. i. è contro gli inglesi e l’esistenza diventa dura, drammatica, al limite della sopportazione. Il momento peggiore e più significativo per gli schieramenti è a Cheren, in Eritrea, dove migliaia di britannici continuano a bombardare le postazioni degli italiani superstiti che oppongono una strenua e quanto mai sofferta resistenza.

Come spiega nel suo libro Tito Olivato, erano scontri senza esclusioni di colpo, anche corpo a corpo e giunge inesorabile la vittoria delle forze anglo-sudanesi. Guido e gli altri vengono deportati nei campi di concentramento prima in Africa, a Massaua, Zeidah e Mad-Wadani, poi in India a Derhadun, passando per l’allora Bombay e Delhi. Vivono in condizioni disumane, subiscono violenze, patiscono la fame e contraggono il colera che miete numerose vittime.

Dopo numerose peripezie e sofferenze disumane, ecco l’incredibile rientro di Guido a Massa, dove due anni dopo incontrerà l’amore di Mimma Ardini, una diciottenne che abitava di fronte alla casa degli Olivato e giocava con Guido quando era piccina. Tra i due ci sono sedici anni di differenza. I due si sposano al Duomo di Massa nel 1948. Quindi si trasferiscono in Lombardia.

Il romanzo, si spiega nella sintesi, « porta inevidenza alcuni interrogativi sulle scelte del governo di allora, sul funesto armistizio dell’8 settembre 1943 e sull’esito della guerra. Ma soprattutto pone l’accento, nelle ultime pagine, sul perché gli italiani sono stati prigionieri in India fino al novembre del 1946, oltre un anno dalla fine della seconda guerra mondiale. Un romanzo che mette in luce lo sforzo e l'eroismo di molti Italiani nell'A. o. i. in uno degli episodi più drammatici e più dimenticati dai libri scolastici: la battaglia di Cheren e i campi di concentramento inglesi». —

R.M.

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