Toscana
Fondazione Crc, esposto al Ministero: «Poche donne nel comitato d’indirizzo»
Secondo Elena Cordoni, ex componente, non è stata rispettata la quota del 30% prevista da Statuto e Regolamento
La partita dovrebbe chiudersi martedì prossimo quando il nuovo comitato di indirizzo nominerà presidente e vicepresidente della Fondazione Cassa di risparmio di Carrara. Dovrebbe chiudersi, appunto: il condizionale è d’obbligo perché è “pendente” un ricorso al ministero dell’Economia e delle finanze e, in particolare alla direzione IV di quel ministero, che si occupa di sistema bancario e finanziario.
A firmarlo, quell’esposto, è Elena Emma Cordoni, ex onorevole ed ex componente del comitato di indirizzo della Fondazione. Per Elena Cordoni il neo comitato, composto da 11 membri, non rispetta le previsioni statutarie e quelle del regolamento cui lo statuto rimanda, in merito alla rappresentanza del genere femminile. Il regolamento, approvato a luglio 2018, a meno di tre mesi dalla nomina del nuovo comitato di indirizzo, all’articolo 3 prevede - per citare alla lettera - “ l’adeguata rappresentatività negli stessi due generi, nella misura minima del 30% per ciascuno”. E secondo Elena Cordoni nel nuovo comitato quel 30% di “quota” femminile non c’è. Non c’è perché le donne sono 3 su 11. E il 30% di 11 è, esattamente 3,3. Nel regolamento, però, non si specifica l’eventuale correttivo per eccesso o per difetto. Dunque secondo l’ex componente la quarta donna dovrebbe esserci e non c’è.
Di qui la decisione di prendere carta e penna e scrivere, lo scorso 28 dicembre, un esposto al ministero.
Tutto comincia - per ripercorrere la vicenda - ad ottobre quando il comitato uscente, di cui la stessa Cordoni fa parte, deve votare la composizione del nuovo comitato. In quella sede, assicura la ex parlamentare nel suo esposto, lei «è intervenuta più volte per sottolineare la normativa che la Fondazione stessa si era data e che era necessario ed obbligatorio rispettare la sostanza e la forma dello Statuto e del Regolamento e che quindi andavano messe in atto tutte le azioni utili per raggiungere quanto previsto sia proponendo di richiedere ad alcuni enti designati una nuova proposta (quelli che avevano indicato solo nomi maschili nella rosa ndr), sia invitando il comitato a scegliere tra le auto-proposte pervenute il genere meno rappresentato (per raggiungere quota 30% ndr)». A votazione ultimata , le donne sono 3 degli 11 eletti e la Cordoni ritiene che non sia garantita la rappresentanza femminile dovuta. Scrive, quindi, al ministero chiedendo, in particolare, «l’intervento degli organi competenti al fine di verificare sia la regolarità della votazione e il conseguente risultato in conformità a quanto disposto e disciplinato dal regolamento e dallo statuto, sia il non avvenuto - di conseguenza - rispetto di quanto previsto dallo statuto e dal regolamento relativamente alla rappresentanza di genere e che di conseguenza vengano assunti i provvedimenti del caso».
Martedì, quindi, il nuovo comitato si riunisce per scegliere il presidente e il vice con un ricorso “pendente” al ministero. Il presidente attuale Alberto Pincione è certo che quel ricorso non imporrà uno stop: «L’8 gennaio il percorso procederà regolarmente e si svolgerà, come da calendario, la riunione del comitato per nominare presidente e vice. Se qualcuno ha presentato un ricorso, beh - commenta - tanti auguri. Non credo proprio che l’esposto possa interrompere il percorso. Mi risulta che esista una sospensiva in caso di ricorsi al Tar, non mi risulta che esista per chi si rivolge, invece, al ministero».
Il quadro sarà più chiaro solo martedì, quindi, quando il comitato si riunirà. —
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