Sicurezza
Capitale cinese nel cuore di Massa e gli storici negozi stanno chiudendo
Un nuovo Sushi al posto del bar Battistini, un parrucchiere e un bazar nei locali di Banca Intesa. I “vecchi” non resistono
MASSA. Il centro storico di Massa sta subendo numerosi ed evidenti cambiamenti, dettati, purtroppo, soprattutto dalla chiusura di storiche attività, ma anche dall’apertura di nuovi locali, non sempre in linea con l’idea commerciale che i centri storici da salvaguardare dovrebbero avere.
La mappa di ciò che sta accadendo in queste settimane è contornata da chiaro- scuri: la notizia che sta facendo più scalpore, come già abbiamo riportato, è la chiusura dello storico bar Battistini, al posto del quale è pronto ad entrare (non prima di tre mesi) “Ten”, ristorante di sushi giapponese. I proprietari, che sono cinesi, erano gli unici, secondo le voci, a potersi permettere 4.800 euro di affitto al mese. La scalate degli acquirenti cinesi, però, sembra non fermarsi qui: preoccupano le voci che vedono la nascita di un bazar all’interno degli attuali locali di Banca Intesa, all’angolo di piazza Aranci, pronta a lasciare in primavera (questo è accertato) 180 metri quadrati, di proprietà di una nota famiglia lunigianese, dentro i quali difficilmente potrà entrare un piccolo bottegaio, e da qui la possibilità che arrivino i cinesi, con il loro mercato all’ingrosso.
Se prima era più defilato, accanto a Montanelli, all’inizio del viale Stazione, oggi si aggiudica il centro storico anche il parrucchiere cinese “Moffa”, pronto ad aprire (come dice il cartello anche in lingua originale) accanto alle profumerie Rossi.
Altri scheletri vuoti: in viale Chiesa sembra non avere acquirenti interessati il grande fondo ex Max Mara, che rimarrà chiuso ancora a lungo, a cui si aggiungerà il fondo di Evangelisti, che la nota famiglia massese lascerà a febbraio per aprire in via Dante., all’interno degli ex locali Stringaforte.
In centro è il tripudio anche dei temporary store, vivaci e positivi, ma soggetti a lasciare macerie, alla loro chiusura: Elena C. in via Dante (annunciò che avrebbe concluso la sua esperienza con i saldi, ma potrebbe anche decidere di restare); Il Cocchino di piazza Aranci e il negozio Lindt poco più avanti sono temporanei.
C’è poi chi avrebbe voluto aprire, ma non ci è riuscito: due giovani avevano puntato al fondo di via Dante, ex Acquafredda, per un nuovo ristorante, ma la trattativa con i proprietari del fondo non è più andata a buon fine. E c’è chi invece ci prova, con coraggio, entrando in un fondo che ne ha visti passare tanti: quello sotto l’Arco del salvatore, che fu il famoso Arco di Cybo, poi venduto ad una catena di hamburgherie e oggi, pare, pronto all’inaugurazione con il ristorante “Emozioni”.
Il 24 dicembre a gran sorpresa ha inaugurato anche un nuovo bar, all’inizio di viale Europa, prima della rotatoria, che si chiama “Mille voglie” e che aspetta tanti nuovi clienti con colazioni (è anche pasticceria), pranzi di lavoro e aperitivi. Una sana (si spera) concorrenza per l’altro bar a pochi metri Bollicine, di piazza Garibaldi.
Le chiusure annunciate, concrete e dolorose sono invece ormai le più note: Patrizia Fazzi dice addio al commercio dopo decenni di attività, serrando i locali di “Chiaietta”, in via Guglielmi e lo stesso fa il più giovane “Cucinando”; ha chiuso “Original Marines” in viale Chiesa, è serrata da tempo l’enoteca Tommasina, in piazza del Mercato. Cede l’attività la yogurteria di via Dante Sweet & Soft, carta fuori dal fondo in via Betti, ex osteria dell’Arancio; ha chiuso Velvet in via Cavour.
La sensazione è che il tessuto non regga, che il centro storico si stia snaturando, che l’avanzata del capitale cinese non basti e che ci siano poche idee da mettere in campo —
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