Sicurezza
Patteggiano senza risarcire per la truffa con Bocelli testimonial inconsapevole
È di Massa il consulente di una delle vittime del raggiro da 18 milioni di euro, imprenditore che ha perso 240mila euro
PISA. Patteggiano senza aver risarcito. E i beni confiscati per 18 milioni di euro vanno allo Stato. Chiudono in primo grado con pene che non prevedono la condizionale, i quattro protagonisti di una truffa internazionale in cui Andrea Bocelli è stato usato come testimonial inconsapevole di un progetto immobiliare inesistente e un imprenditore pisano ha perso 240mila euro.
Domenico Giannini, varesino con residenza a Lugano, considerato la mente dell’operazione “Puerto Azul” ritenuta truffaldina, ha patteggiato 4 anni e 2 mesi; Claudio Bocchia, 56 anni, consulente del risparmiatore pisano, residenza a Massa e ufficio a La Spezia ha avuto 3 anni e quattro mesi; i consulenti finanziari pescaresi, nel frattempo radiati dalla Consob, O. A. e Roberto Giammarco, hanno definito con tre anni.
Le accuse sono truffa aggravata, riciclaggio, autoriciclaggio, attività bancaria abusiva, raccolta abusiva del risparmio, ostacolo alle funzioni di vigilanza, appropriazione indebita, falso in atti e sostituzione di persona, circonvenzione di incapace.
Con la confisca disposta dal giudice soldi e immobili sequestrati al momento degli arresti nel gennaio 2017, finiranno nelle casse dello Stato con i truffati - oltre all’impresario edile pisano c’è anche un risparmiatore di Viareggio - che ora dovranno avviare un’azione civile dall’esito incerto per recuperare i risparmi perduti. Le indagini vanno, comunque, avanti e ci sono almeno una ventina di indagati dopo il primo passaggio dei quattro finiti in Tribunale con giudizio immediato e patteggiamento.
È una storia che mescola jet set e location glamour con vip internazionali e paradisi naturali. Un racconto patinato architettato, secondo l’accusa, per convincere gli investitori ad affidare i loro soldi alla società svizzera che avrebbe dovuto costruire un resort da 8 stelle nel Belize in Centro America. Progetti esistenti solo nei rendering mostrati agli aspiranti truffati e mai esaminati dalle autorità del posto per ottenere quei permessi che in quei luoghi mai sarebbero stati concessi per un’edificazione di quell’impatto immobiliare.
L’imprenditore pisano, attivo nell’edilizia, era un cliente di Bocchia e più volte gli aveva affidato i suoi risparmi. Un giorno il consulente spezzino gli propone l’affare in Belize. L’investitore versa 240mila euro che non ha più rivisto.
Uno dei tanti, almeno 200, caduti nella rete calata nel mare delle opportunità finanziarie da Giannini e company.
Per dare sostanza e credibilità internazionale al progetto, Giannini aveva organizzato cene di gala sulla Croisette a Cannes nel 2014. Una messa in scena con John Travolta e Andrea Bocelli attori a loro insaputa di un copione sconosciuto nella sua ispirazione illegale. Il dominus della truffa per l’accusa aveva «investito parte dei proventi illeciti raccolti per finanziare la struttura criminale e, in particolare, per corrispondere compensi economici a personaggi dello spettacolo tra cui Andrea Bocelli e John travolta, per il tramite del manager Oscar Generale (marito di Danny Mendez, ex Miss Italia già residente a Montecatini, ndr) in corrispettivo della loro prestazioni di immagine per il progetto "Puerto Azul Belize” con video, foto e immagini».
Bocelli, sottolinearono gli inquirenti all’epoca degli arresti, oltre a denunciare chi lo aveva ingannato, fornì un contributo sostanziale alle indagini. Spiegò come era stato attirato in un tranello pubblicitario ignaro di cosa si nascondesse dietro ai proclami del promotore di un marchingegno concluso con gli arresti. —
Pietro Barghigiani
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