Gioco
Il procuratore Giubilaro: «Nella provincia apuana ho trovato un tasso di legalità non accettabile»
Il bilancio di fine anno e (quasi) di fine mandato del capo della procura, dalle inchieste più delicate alle grandi indagini. «Quello che stupisce è l’abitudine diffusa nel compiere comportamenti scorretti»
MASSA.L’inchiesta sui dipendenti assenteisti, “i furbetti del cartellino”. Quella sui presunti maltrattamenti nelle caserme dei carabinieri della Lunigiana. E, ancora, il fascicolo su don Euro (al secolo Luca Morini) che ha scosso l’intera diocesi.
La chiusura dei teatri, a Massa e a Carrara e il fascicolo sulle presunte morti al Noa, fino all’inchiesta sui furti interni all’azienda del trasporto pubblico.
È stato un anno impegnativo per la Procura di Massa Carrara. Il Tirreno fa il punto, proprio alla vigilia della fine del 2018, con il procuratore capo, Aldo Giubilaro.
Dottor Giubilaro quello che sta per concludersi è stato un anno impegnativo per i suoi uffici.
Si chiude un anno di lavoro davvero intenso e impegnativo sotto il profilo dell’attività e delle indagini. Spesso e volentieri ci sono state conferenze presso i Carabinieri o la Guardia di Finanza. Questo a dimostrazione che si sono colti i frutti di una serie di attività importanti e sinergiche, messe in campo nell’ottica di realizzare un tasso di legalità accettabile in un contesto, quello della provincia di Massa Carrara, dove (ed è un mio parere personale) non credo sia sufficiente.
Dalla chiesa alle caserme fino agli uffici della pubblica amministrazione: una provincia passata al setaccio.
È bene sottolineare una cosa. Questo ufficio si occupa, e interviene, in tutti i casi in cui può sembrare ci siano situazioni di illiceità. E l’attività di indagine, è doveroso metterlo in evidenza, si svolge a prescindere dalle categorie, dai soggetti e dalle persone coinvolte. Questo aspetto credo che il cittadino dovrebbe apprezzarlo, perché sta alla base della nostra intera attività.
Certe indagini – continua il procuratore capo – hanno coinvolto persone di vario genere, all’interno della pubblica amministrazione e di molti altri settori importanti, a dimostrazione che la legge è uguale per tutti. Questa non è una frase vuota, utilizzata solo per i convegni, ma per me rappresenta una frase concreta alla base di ogni azione giudiziaria. La toga che indosso non è un cencio sopra le spalle ma qualcosa di molto più importante, un habitus morale e professionale. Il cittadino deve sentirsi garantito, di fronte alla legge non ci sono discriminazioni, siamo tutti uguali.
Qual è stato il riscontro rispetto alle grandi indagini?
Prima di rispondere io parto da un presupposto fondamentale: è facile fare gli intransigenti con i deboli, meno facile essere onesti intellettualmente con i potenti, con i forti. Quindi bisogna sempre ricordare che non sono sempre i derelitti, i “disgraziati” a essere al centro delle indagini, ma possono essere coinvolti anche persone diverse e che saranno e sono state trattate esattamente nello stesso modo.
Quest’anno ci sono stati maggiori casi al vaglio della Procura su Massa rispetto a Carrara. Come mai?
Non è una scelta. Non esistono confini per l’azione giudiziaria: i nostri uffici si muovo, prendono spunto dalle denunce, dalle notizie di reato che arrivano sui nostri tavoli. Non stiamo a vedere se vengono da Massa o da Carrara, ci occupiamo solo di lavorare, cercando di farlo nel migliore dei modi.
Qual è stata l’indagine più delicata per la sua sensibilità?
L’inchiesta che sul piano umano non avrei mai voluto fare (ma che è stato doveroso fare) è quella sui carabinieri per la grande stima che nutro nell’Arma. Lo stesso discorso vale per l’inchiesta che ha coinvolto la chiesa e mi dispiace dell’equivoco in cui è caduto monsignor Giovanni Santucci nell’interpretare la mia azione giudiziaria che ha coinvolto anche la sua persona.
Ma non solo, umanamente provo dispiacere anche per le indagini che, coinvolgendo capifamiglia, finiscono per toccare famiglie intere che vivono queste situazioni con sofferenza.
Si avvicina alla fine del suo mandato, qual è il bilancio?
In questi otto anni, per le situazioni che ho visto, ci sarebbe stato bisogno altro che di cinque sostituti, ne sarebbero serviti dieci, forse una quindicina.
Ci sono settori in cui crede ci sia ancora molto da fare?
Sicuramente sì. Ci sono due settori in particolare meritevoli di attenzione: quello della gestione pubblica del denaro e le attività che riguardano il mondo del marmo, non solo al monte ma anche al piano.
Cosa l’ha colpita di più della provincia apuana?
Quello che colpisce, e un esempio significativo si trova nell’inchiesta dei cosiddetti “furbetti” del cartellino, non è solo la commissione di comportamenti illeciti, ma l’abitudinarietà da parte di molti nel commettere questi comportamenti. È come se non ci si rendesse conto di quello che è consentito e quello che invece è illecito. Nel caso dei furbetti si è assistito alla quasi normalità di comportamenti scorretti.
Nel suo mandato ha dedicato parecchio tempo al ricevimento dei cittadini.
Sì, tutti i giovedì, da otto anni a questa parte ho ricevuto il pubblico e le porte del mio ufficio sono state sempre aperte. Questo mi ha creato anche tutta una serie di problemi ma non mi importa, tornassi indietro lo rifarei e continuerò a farlo perché è un aspetto del mio lavoro che mi è particolarmente piaciuto.
Parlando sempre di lavoro a che punto è l’indagine sulle presunte mori sospette al Noa?
Stiamo aspettando le conclusioni del consulente non posso aggiungere altro in questo momento.
E per quel che riguarda la situazione dei teatri?
Sarebbe bello e auspicabile aprirli ma solo quando saranno garantite le condizioni di sicurezza. Quando si dice che si sono chiusi per ragioni banali è una cosa falsa e demagogica. Altrimenti se fosse stato così semplice avrebbero sistemato le cose e riaperto in tempi brevissimi. –
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