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la testimonianza 

«Mio padre fu picchiato e perseguitato da Bellugi»

Camilla Palagi
«Mio padre fu picchiato e perseguitato da Bellugi»

Cesare Vanesi: «Ebbe seri danni al corpo. Monumento? L’ha avuto: ha vissuto» Nel 1950 la questura scrive al ministro Scelba: «l’uomo è un pericolo pubblico»

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massa. È il 10 ottobre 1950 quando la questura di Massa Carrara invia una comunicazione all'allora ministro degli interni, Mario Scelba. Nel documento, indirizzato anche alla divisione degli affari riservati di Roma, e a tutte le questure e stazioni dei carabinieri d’Italia, il commissariato di polizia comunica un elenco di persone da dover sorvegliare capillarmente sul territorio nazionale in quanto ritenute un pericolo pubblico. Il primo nome della lista è quello di Ubaldo Bellugi, “fascista antemarcia” si legge nel documento, fino al 1938 anche podestà di Massa. Oggi dell’uomo si discute perché la giunta comunale ha deliberato (unico assente alla votazione del 12 dicembre l’assessore Andrea Cella, ndc) di posizionare un monolite in sua memoria al parco dei Quercioli. L’amministrazione sottolinea che il riconoscimento è al “letterato, commediografo, drammaturgo e poeta”. Infatti oltreché fascista, l’uomo ha prodotto anche decine di opere. Nelle stesso anno in cui la questura da l’allarme sulla sua persistente pericolosità, lui scrive rime in dialetto massese, come il “Prologo al Baltrò”, del 1952. Stesso anno in cui, fra l’altro, il ministro Scelba istituisce il reato di apologia del fascismo che condanna la “violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della resistenza, o svolgendo propaganda razzista”. Azioni di cui Bellugi si è macchiato spesso, come ricordano alcuni testimoni. Dai loro racconti la mano che Bellugi adoperava per scrivere e raccontare del calore del bianco natale in arrivo, era la stessa che picchiava antifascisti e semplici civili, costretti dallo stesso ad aderire al partito fascista. Cesare Vanesi lo racconta, perché suo padre è stato uno dei perseguitati da Bellugi. Picchiato e incarcerato “tanto che il suo fisico, ancor giovane dopo la liberazione, era precocemente invecchiato” si legge nel manifesto funebre del 1967.«Bellugi ha campato 90 anni – dice Vanesi – prima della fine della guerra scappò dalla città di Massa e tornò solo quando le acque si tranquillizzarono. I parenti delle sue vittime lo hanno visto finire con tranquillità il resto dei suoi giorni. Mi sembra che una sorta di monumento gli sia stato dedicato. Ha potuto vivere». —

Camilla Palagi

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