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il caso 

Giustizia per il maestro Verona La figlia vince la causa sul nome

Manuela D’Angelo
Giustizia per il maestro Verona La figlia vince la causa sul nome

L’associazione A.n.s.a di arti marziali continuava a usare l’immagine dell’ex presidente  La famiglia, dopo la morte dello sportivo, non si è più riconosciuta nei suoi principi

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Marianna Verona, unica erede del maestro di arti marziali Francesco Verona, morto nel 2013, dopo cinque anni ha avuto giustizia.

«Lo dovevo a mio padre, ho combattuto per la sua memoria, è l’ultimo atto di una lunga battaglia. E vorrei che tutti sapessero, prima della fine di questo anno».

È il Tribunale di Massa, con sentenza numero 267/2018, pubblicata lo scorso 12 aprile, a condannare l’associazione A.n.s.a (associazione nazionale scuola Aikido), nella persona della rappresentante legale Alduina Tendoli, a «cessare l’utilizzo della locuzione Sensei F. Verona e delle generalità “Francesco Verona” e “Luigi Verona”» di cui si era “appropriata” indebitamente, dopo la morte del maestro.

La scuola Aikido è stata fondata nel 2004, per volontà ed impegno di Francesco Verona, stimato maestro dell'arte marziale, che ha dedicato la sua vita e le sue energie alla pratica e diffusione della disciplina dell'Aikido, arte marziale giapponese densa di risvolti spirituali e culturali, che prima ancora di essere disciplina sportiva è una filosofia di vita. Il maestro ha sempre curato e gestito l’associazione personalmente, investendo denari e risorse, e nel corso degli anni, ha ottenuto largo consenso e profonda stima tra coloro che si accostavano all’Aikido. Nel mese di agosto 2013 il maestro Verona è deceduto, e la nuova amministrazione, così sostiene la famiglia, con il vertice associativo, insediatosi dopo la sua morte, avrebbe adottato «una linea di gestione e di insegnamento che si distaccava completamente da quella fino ad allora diffusa».

La nuova associazione, secondo quanto riportato dalla figlia di Verona e poi dagli avvocati in aula, avrebbe perduto via via la maggior parte dei propri maestri, numerosi soci, allievi e simpatizzanti, ma continuando ad utilizzare il nome del suo fondatore. Così la figlia, Marianna ha intrapreso la causa civile, difesa dall’avvocato Lucia Bianchi: «Vedevo che il nome di mio padre e di mio fratello venivano utilizzati da una associazione che non rappresentava più nulla di quanto mio padre aveva costruito – racconta la figlia – per eventi promozionali, manifestazioni sportive, nella cartellonistica di memorial, in gadget, in capi di abbigliamento, esclusivamente a scopo di lucro e senza alcun consenso né autorizzazione da parte della mia famiglia».

Cinque anni che hanno portato alla sentenza: “Ordina ad A.n.s.a. Aikido di cessare l’utilizzo di foto che ritraggono il maestro Verona, cancellandole dal sito internet dell’associazione, rimuovendo eventuali manifesti e cartelloni dove sono stampate, e vietando di stamparne in futuro. Condanna, inoltre, A.n.s.a. Aikido a pagare a Marianna Verona a titolo di risarcimento dei danni provocati dall’illegittimo uso del nome e dell’immagine del padre Francesco Verona la somma di 3.500 euro, oltre interessi legali e a restituire alla figlia 100 tatami».

«Giustizia è stata fatta– conclude la figlia – Oggi sono serena». Per la legge italiana, infatti, l’uso post mortem dell’immagine e del nome di un congiunto, priva di qualsiasi autorizzazione e senza alcun consenso, costituisce lesione grave del diritto dei famigliari in vita. —



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