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Resta in carcere l’uomo che sequestrò i dipendenti di banca Carige per una rapina
Sentenza della Cassazione: "propenso a delinquere". Gli avvocati avevano chiesto i domiciliari perché incensurato
massa. Dopo una rapina con sequestro delle dipendenti per più di un’ora per due anni è stato uccel di bosco, poi lo scorso mese la polizia lo ha inchiodato. E Francesco Porto, catanese che ora si trova in un carcere nel Nord Italia, ha chiesto di andare ai domiciliari. Ma la Corte di Cassazio ha rigettato la richiesta.. Le motivazioni del rigetto sono diverse, principalmente legate al fatto che, a detta del giudice, siamo di fronte a una «spiccata pericolosità sociale dell’imputato». E per spiegare le ragioni del rigetto si addentra nelle modalità utilizzate nella rapina di due anni fa a Montignoso.
Intanto nelle motivazioni si segnala come la rapina fu fatta in concorso con altre quattro persone, rimaste comunque sconosciute per gli investigatori. Con loro, secondo le ipotesi degli investigatori, riprese nella sentenza, avrebbe realizzato almeno altri quattro colpi nel nord Italia con le stesse modalità. Quelle stesse ragioni per cui gli investigatori sono riusciti a stringere la morsa, comparando il metodo per arrivare a scovarli.
«Si tratta di elementi specifici della condotta addebitata che appaiono concretamente sintomatici del concreto pericolo di reiterazione del reato e della assoluta inidoneità della misura cautelare meno afflittiva degli arresti domiciliari a contenere la spiccata propensione a delinquere dell'indagato», scrive il giudice. La difesa si era molto concentrata sulla condizione di incensurato di Porto e sulla sua confessione. Ma anche su questo il giudice obietta: «intervenuta soltanto quando il quadro indiziario a suo carico era ormai dirimente». Dunque Porto resta in carcere. Ancora a piede libero invece i suoi quattro complici. —
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