Il Tirreno

Il libraio apuano: «Siamo primi in Italia per librerie? Sì, ma intanto il fatturato è dimezzato»

Luca Barbieri
Il libraio apuano: «Siamo primi in Italia per librerie? Sì, ma intanto il fatturato è dimezzato»

Parla Bajini, proprietario della storica rivendita in via Verdi a Carrara: «I negozi chiusi non ci aiutano. Per salvarci occorre un lavoro di nicchia e una legge per tutelare la lettura»

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CARRARA. «Il dato sulle librerie? Sì, c'è ogni anno, ma il numero che conta è un altro, è quello dato dal fatturato».

A parlare è Francesco Bajni della storica e antica libreria di via Verdi a Carrara, e commenta un dato ormai ricorrente e che si ripropone da tempo, ovvero il primato per numero di librerie della provincia apuana. Un primato stilato dal consueto report sulla Qualità della vita del Sole 24 Ore. Primi sì, ma fatturati in calo.

E allora, con il titolare della libreria partiamo proprio da lì. «Ogni anno prendiamo atto di questi numeri. Non so quantificare, ma in effetti se consideriamo soltanto il centro di Carrara ci sono 5 librerie, se non sbaglio. Di questi tempi, tra crisi economica e del settore, non sono davvero poche. Però il vero numero da valutare è un altro: quello del fatturato», ribadisce Bajni che dribbla il dato (17,4 ogni 100 mila abitanti) e arriva dritto al punto. Un punto che si traduce in parte nel cartello “vendesi” che campeggia fuori dall'attività, nella vetrina laterale.

Un'attività, la libreria carrarese, storica e in centro dal 1901, 117 anni, oltre un secolo. «Sono tre anni circa che c'è quel cartello ormai. Cerchiamo un fondo più piccolo, questo adesso è diventato troppo grosso. Dal 2008 il fatturato è calato del 50 per cento», stima il commerciante carrarese.

E così da un lato ci sono i numeri del report, «credo incida anche il numero di Pontremoli», aggiunge, e dall'altro quelli (freddi) dei fatturati. E poi ai numeri vanno abbinate interpretazioni e ragioni. «Intanto il libro si vende poco - analizza Bajni le ragioni del trend -; specialmente in certe zone. Alla depressione economica e “culturale” poi dobbiamo aggiungere altri fattori: ci sono i colossi del web, ma questo fenomeno ormai si è stabilizzato. Incidono però i supermercati e le catene delle librerie. Una grossa fetta che abbiamo perso è stata quella rappresentata dai libri scolastici. Inoltre il gruppo delle librerie indipendenti come noi non è mai compatto.

È un mercato puntiforme quello del libro e magari sfuggono i numeri delle chiusure a volte. Insomma, se si va a vedere, sommando tante piccole librerie alla fine i posti di lavoro persi non sono pochi», prosegue Bajni che poi aggiunge un commento sul caso carrarese. «Già è difficile a livello nazionale, però sicuramente qui in centro a Carrara non è da meno. Dove c'è la ripresa nel commercio, dove ci sono nuove attività, allora anche la libreria si allaccia al resto del tessuto. Qui non succede».

In questo scenario, chiediamo al commerciante carrarese, quali sono allora i margini per il futuro: «Noi cerchiamo di puntare molto su ciò che non è on-line, nelle catene e nella grande distribuzione. Un lavoro di nicchia, di ricerca: libri di case editrici meno note, di nicchia appunto, e poi soprattutto un lavoro costante con il territorio. Una sezione ampia è dedicata proprio a questo. Poi sì, magari a livello nazionale una legge. In Francia e Germania hanno leggi che tutelano le librerie indipendenti», conclude Bajni —
 

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