Gioco
«Lasciateci lavorare ancora a Betogli» Sciopero di otto ore di Fillea e Feneal
La Cisl non aderisce. In Comune la Conferenza dei servizi per decidere se approvare il secondo progetto sul cucuzzolo
carrara. Mentre ai “piani alti” la Conferenza dei servizi decide sul futuro dei Bettogli, analizzando il secondo progetto collettivo, presentato da un pugno di aziende interessate al “cucuzzolo” della cima più famosa di Carrara, la Feneal Uil e la Fillea Cgil sono in sciopero, per otto ore da questa mattina, con l’unico obiettivo di salvaguardare i posti di lavoro degli operai.
Due sole sigle sindacali hanno per l’appunto proclamato lo sciopero per i dipendenti delle cave del bacino di Bettogli, invitando i lavoratori a recarsi dalle 8,30 sotto il Comune di Carrra, in piazza 2 Giugno, per far sentire la loro voce e far valere le loro ragioni, mentre la Conferenza dei servizi decide sul futuro della “cartolina” della città. “I lavoratori manifestano – si legge nella nota della Uil e della Cgil– perché sono preoccupati di perdere il proprio posto di lavoro, in caso di responso negativo del progetto. Chiediamo alla politica, nel massimo rispetto delle leggi, di adoperarsi al fine di non far perdere nemmeno un posto di lavoro». La Cgil e la Uil ribadiscono anche che «questo progetto non prevede la decapitazione di quello che rimane del cocuzzolo di Bettogli, ma solo il taglio di una minima porzione necessaria a continuare per almeno 10 anni in sicurezza le lavorazioni al monte».
Allo sciopero, invece, non ha partecipato il sindacato della Filca Cisl, che in una nota spiega le sue ragioni: «La difficile convivenza tra ambiente ed occupazione è, purtroppo, una costante di questo territorio. L’attacco al monte sembra avere ormai a Carrara un impatto ecologico emotivo minore di quanto non si possa verificare in Versilia. Ma i Betogli no. A Carrara tirano ancora. Già tristemente famoso per la tragedia dove ne morirono 21, questo monte è fatto di statuario. Petrolio. Forse più prezioso ancora. Oro bianco. Ne rimane una parte alta, la sinistra, guardando dalla Città, simbolo di una montagna che fu. Sentiamo da fonti comunali che non ci sarebbe un pericolo imminente. Sarà, ma se esiste un pericolo si taglia una montagna o si ridefinisce il perimetro di escavazione garantendo occupazione sicurezza e resa finanziaria? E se il monte cala, e calano, con una velocità a cui non siamo preparati, verificando il devastante impatto, d'ora in avanti, semplicemente, si taglierà tutto quello che si trova o dovremmo fermarci ed interrogarci? I fondi degli enti bilaterali possono essere usati per affrontare anche queste riconversioni industriali, oppure il mondo del capitale continuerà a pretendere la sua ricchezza semplicemente senza preoccuparsi di lottare per un equilibrio a nostro avviso ormai imprescindibile? Gli eventuali risarcimenti a favore della città non possono essere dei piatti di lenticchie» —
Manuela D’Angelo
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