Il Tirreno

Aziende del marmo «sane e sensibili»: fatturati 960 milioni

Manuela D’Angelo
Aziende del marmo «sane e sensibili»: fatturati 960 milioni

I dati dell’Università Cattolica commentati da Confindustria: «Si scava meno, si investe nel lavoro e si fa beneficenza»

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CARRARA. Il settore lapideo della provincia di Massa Carrara è sano e sensibile al sociale, investe in formazione e per iniziative legate alla sicurezza e all’ambiente; dei 960 milioni di euro di fatturato generati dal distretto, 600 milioni ricadono direttamente sul territorio, di cui 145 milioni rappresentano la remunerazione dei dipendenti (il 95% nella provincia), mentre 28 milioni di euro ogni anno vengono “restituiti” alla collettività tramite la tassa marmi.

A dirlo non è Confindustria, ma l’Alta Scuola di Impresa e Società della Università Cattolica del sacro Cuore. Una fotografia scattata con lo strumento del bilancio sociale di cui, per il secondo anno consecutivo, l’Associazione industriali ha voluto avvalersi. «Una sorta di certificazione integrata di settore, quindi molto particolare – ha detto il direttore di Confindustria Livorno Massa – Carrara Umberto Paoletti– che a noi serve per dimostrare quanto realmente le nostre aziende scambino con il territorio di appartenenza, in termini di occupazione, formazione e sociale». Il sistema scientifico della Cattolica ha realizzato i questionari che sono stati inviati a 29 aziende del settore lapideo della provincia apuana, che volontariamente hanno deciso di partecipare al bilancio sociale, fornendo i dati richiesti. Emerge così che la realtà di ciò che accade nel settore, non è quella percepita dalla cittadinanza, che spesso vive di falsi miti sul marmo da sfatare. Nella provincia operano circa 100 cave, che nel 2017 hanno estratto un milione di materiale ornamentale, il 40% in meno rispetto a quanto si scavava negli anni passati; inoltre il 40% del marmo apuano viene lavorato in provincia il che dimostra che «nessuno sta depredando le montagne, perché si scava sempre meno e nessuno favorisce l’uscita del materiale grezzo dal territorio. Anzi», commenta il presidente di Confindustria Massa Carrara Erich Lucchetti.

Il settore incide sull’economia nella misura del 7% per gli addetti (11% considerando l’indotto) e del 15% per il Pil (24% con l’indotto); circa 10 milioni vengono restituiti alle banche e oltre 75 milioni se ne vanno in tasse e imposte, di cui 28,5 milioni di euro vengono pagati alle amministrazioni locali sotto forma di “tassa marmi”. «E spesso ci siamo chiesti – continua Lucchetti – dove finisca parte di questi denari e che uso ne faccia i Comuni». E ancora: rispetto al 2015 sono stati effettuati il 2,7% di investimenti in più. «Le aziende sono consapevoli del loro ruolo nella società – commenta Lucchetti– l’87% pone in essere azioni rivolte a ridurre i consumi energetici, il 30,4% si approvvigiona da fonti di energia rinnovabili; nel 2017 abbiamo speso 250mila euro in azioni volte a proteggere l’ambiente. Il 78,3% delle imprese ha introdotto nel sistema retributivo un meccanismo di premialità e 22 ore di formazione effettuate pro capite; il 65% fa donazioni, l’82% sponsorizza eventi sportivi o culturali. Io questa la chiamo la consacrazione di un legame tra aziende e territorio». Poi ci sono i due strumenti di cui Confindustria si serve per raccogliere risorse da investire nel territorio: la Fondazione Marmo, 350mila euro di progetti già sostenuti, e Carrara Marble Way, che nel 2017 ha trattato 1,5 milioni di tonnellate di materiali derivati di cava, nella logica dell’economia circolare evoluta.

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