Il Tirreno

in aula 

Processo Lucchesi, la difesa di Pezzica «Volevo salvarli»

Libero Red Dolce
Processo Lucchesi, la difesa di Pezzica «Volevo salvarli»

Il commercialista: «Entrato nella società per aiutare i soci» Accusato di aver preso dei soldi a insaputa di una donna

2 MINUTI DI LETTURA







Incalzanti le domande, un fiume le risposte. Uno scambio fitto, intenso, quello tra la pm Roberta Moramarco e il commercialista Stefano Pezzica, uno degli imputati ascoltato ieri in aula nel processo Lucchesi, il funzionario di banca finito alla sbarra con l’accusa di aver fatto sparire più di un milione di euro dal conto della sua cliente Federica Bambusi.

Buona parte dell’udienza ruota attorno alla testimonianza del commercialista e al suo ruolo nella società Biancospino. Il commercialista carrarese cerca di tracciare una cronologia degli eventi, partendo dalla sua prima visita in cava, nell’agosto 2006, quando racconta «mi fu prospettato l’investimento». E spiega alla corte presieduta dal giudice Giovanni Sgambati di essersi speso in prima persone per fargli avere una linea di credito.

«Nel 2008 però il credito comincia a finire. E faccio presente a Marco Alibani, uno dei soci, che bisogna fare un aumento di capitale sociale».

Le domande della pm si concentrano sul suo ruolo nella società e sul momento del suo ingresso tra i soci. «Non davo io le direttive, tra l’altro scoprii che Lenzotti e Alibani avevano lavorato fuori dal piano, scavando dove non potevano. E non avevano capito nemmeno le conseguenze di natura penale. Io e Lucchesi decidemmo di entrare nell’aprile 2008 con una quota ciascuno di 13mila euro». «E gli altri 80mila», chiede la giudice. «Ilaria Lenzotti e Maruska Alibani», sostiene Pezzica. La pm qui contesta che l’uomo era commercialista degli Alibani, che sapeva in cattive acque finanziarie. «Come mai decise di entrare in società con loro? Come facevano ad avere quei soldi?».

Pezzica spiega di averlo fatto «per risollevarla, per aiutare». Un atto di altruismo.

In questo momento entra in scena il ruolo di Federica Bambusi. Secondo l’accusa, e ovviamente anche per la parte civile rappresentata dall’avvocato Adriano Martini, la donna si sarebbe trovata inconsapevolmente a investire nella società. Proprio con quegli 80mila euro.

«Lei non si rende conto che erano soldi della Bambusi?», insiste la pm. «Ho visto che erano assegni, vedo che vengono dalla banca. La Bambusi era socia occulta, me lo disse anche a me di avere fatto un investimento». La pm contesta però che ascoltato nell’interrogatorio di garanzia aveva detto di avere avuto contatti con lei solo prima dell’investimento. Di «contabilità molto precisa» della Biancospino ha invece parlato l’altra testimone ascoltata, la curatrice fallimentare della ditta Mara Fabiani. Prossima udienza fissata all’8 febbraio. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore