Toscana
Export in calo, persi 41 milioni di euro. Male le macchine e rallenta il marmo
Crollo della vendita all’estero della meccanica, dopo il boom del 2017 si ferma il lapideo. Ma la Toscana invece cresce
CARRARA. Un calo nell’export apuano, cioè la vendita di prodotti all’estero, mentre la Toscana e il paese, l’Italia, fanno registrare una crescita. Male, molto male, la meccanica, ma anche il lapideo fa registrare una flessione. Complessivamente si tratta di 41 milioni di euro in meno di vendite, il 3% in meno rispetto al 2017. È questa la brutta notizia che arriva dai dati Istat riguardo ai primi nove mesi del 2018 analizzati dall’Istituto studi e ricerche della Camera di commercio di Massa-Carrara. Un dato che preoccupa perché nello stesso arco di tempo preso come riferimento per lo studio, la Toscana ha fatto registrare una variazione positiva dell’export del 2,7%, mentre l’Italia ha fatto registrare una crescita ancora maggiore, con un +3,1%, con un bilancio in positivo di circa 10 miliardi di euro.
I macchinari
È il comparto più significativo e purtroppo quello che fa segnare la variazione negativa peggiore. Si parla di “macchine ed apparecchiature”, nella dicitura che utilizza l’istituto di statistica, e in provincia, come fa notare l’Isr, è «imputabile quasi esclusivamente alle lavorazione meccaniche del Nuovo Pignone».
In questo comparto, le cosiddette “macchine di impiego generale”, che pesano per un quinto del totale delle esportazioni, mostra una diminuzione del 50% rispetto ai primi nove mesi del 2017. Se infatti l’anno scorso si è esportato per un valore assoluto di 580 e più milioni di euro, nel 2018 il dato si è fermato a 288 milioni di euro. In pratica 291milioni di entrate si sono volatilizzati nel giro di un anno. Le vendite all’estero si sono dimezzate e i principali paesi destinatari delle merce apuane sono l’Algeria ed Emirati Arabi Uniti: Nord Africa e Medio Oriente.
Per contro è enorme la crescita dei “motori, generatori e trasformatori elettrici”, passati dai soli 4 milioni del 2017 ai 252 milioni attuali, quasi totalmente destinati al Kasakhstan. Calano di 29 milioni gli altri macchinari di impiego generale.
Il mondo del marmo
Note dolenti, ma solo un rallentamento rispetto a un 2017 boom, anche dal secondo settore più pesante della provincia per valore assoluto nell’export, il lapideo.
Se da un lato le esportazioni di marmo lavorato sul territorio sono pari a 252 milioni di euro, in leggera crescita (+0,5%) rispetto al passato, le vendite di materiale grezzo, che l’anno scorso avevano fatto registrare un boom, quest’anno registrano una flessione rispetto al 2017 del 2%, perdendo circa 3 milioni. Qui come consuetudine il principale paese importatore è la Cina, che con i suoi 87 milioni di euro pesa per il 57% del totale, seguita da India, Tunisia, Indonesia, Taiwan e Algeria.
Il lavorato invece prende la rotta atlantica e arriva in larga parte negli Stati Uniti, con 105 milioni di materiale venduto, seguito da Emirati Arabi, Indonesia, Canada e Cina.
Il boom del petrolio
I ricercatori dell’Isr parlano di «sorpresa merceologica» quando si riferiscono al risultato ottenuto nei primi mesi del 2018 dalla vendita dei “prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio”.
Si pensi che nel 2017 questo comparto aveva fatto registrare vendite per soli 8 milioni di euro, quest’anno invece ha venduto, principalmente in Spagna, prodotti per 58 milioni di euro, con una crescita del 620%.
Da ultimo i prodotti chimici fanno registrare una lieve perdita, circa 2 milioni di euro meno dell’anno passato, con un totale di 40 milioni di vendite. I principali acquirenti sono i giapponesi.
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