Toscana
«L’alluvione si ripeterà, i lavori sul Carrione fatali»
Il geologo Caniparoli parla durante la conferenza di Italia Nostra «Le opere compiute dall’uomo hanno sconvolto l’equilibrio naturale del fiume»
CARRARA. «Il lavori compiuti dall’uomo lungo il corso del Carrione ne hanno sconvolto l’equilibrio naturale. Stando così le cose, una nuova alluvione appare inevitabile».
Questo l’allarme lanciato dal geologo Riccardo Caniparoli alla conferenza organizzata alla Fondazione Crc da Italia Nostra sezione apuo-lunense “Luigi Biso”, presieduta da Mario Venutelli. L’esperto è tornato a denunciare il rischio idrogeologico che, a suo dire, persisterebbe sul territorio, le cui cause sarebbero da individuare nelle attività antropiche, a cominciare dalla bonifica che ad inizio Ottocento provocò una deviazione nel corso del Carrione, portandolo a sfociare nel luogo attuale.
«Prima di tale intervento -ha spiegato il geologo, proiettando alcune immagini, -il Carrione arrivava al mare seguendo un percorso più sinuoso. Adesso, invece, il suo tragitto risulta molto più rettilineo». L’oratore ha poi espresso dure critiche nei confronti dei dragaggi effettuati lungo il torrente. «I fiumi -ha sostenuto- non dovrebbero mai essere puliti in questo modo, perché le maree, due volte al giorno, effettuano un dragaggio naturale, impedendo che la foce si ostruisca. Il grande dragaggio effettuato alla foce del Carrione nel 2015, ad esempio, non è servito a nulla, perché dopo appena una settimana essa era di nuovo tappata. Autorizzare questo tipo di lavori comporta solo danni e spreco di denaro pubblico. Mi domando come mai la Corte dei Conti non intervenga».
Caniparoli ha poi puntato il dito contro le opere di messa in sicurezza realizzate dopo le varie alluvioni, come gli argini costruiti nel centro storico. “Sono un’opera inutile, -ha affermato- perché hanno fogne che scaricano nel fiume, le quali, durante le piene, funzionano al contrario, causando l’allagamento della strada”. Il geologo ha poi fatto notare che non è ragionevole neppure frantumare le rocce collocate sotto i ponti per allargare lo spazio di deflusso delle acque. «Questo intervento -ha ricordato- è stato effettuato sotto il ponte di San Martino, provocando lo sgorgare di una nuova sorgente tra le rocce». Ma l’opera più criticata da Caniparoli è stato soprattutto il piazzale Città di Massa.
«Già nell’aprile 2003 -ha ricordato- avevo presentato una relazione in cui segnalavo il pericolo derivante dalla sua costruzione e l’alluvione avvenuta nel settembre successivo mi ha dato ragione. Nel 2013, poi, per impedire che si disperdessero in mare gli inquinanti da esso contenuti, sono state piantate nella zona del piazzale delle palancole, costituite da lame d’acciaio infisse fino a 22 metri di profondità. Tutto ciò ha provocato il rigurgito della falda, ostacolando lo scarico in mare del Carrione. Questo, insieme ai dragaggi, ha provocato il sollevamento del letto del fiume in prossimità della foce, che adesso ha l’aspetto di un prato verde, ricco di vegetazione. A monte il torrente si è abbassato».
Il professor Enrico Dolci, archeologo e storico dell’arte, ha poi presentato la ristampa della “Guida di Carrara”, pubblicata nel 1960 dall’Azienda autonoma di soggiorno e dall’Ept e stampata dalla tipografia Sanguinetti. Si tratta di uno splendido opuscolo, arricchito dai disegni di Cherubino Binelli, la grafica dell’architetto Aldo Pisani, i testi di Mario Venutelli, le foto di Ilario Bessi, Michelino e Plinio Volpi. —
David Chiappuella
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