Il Tirreno

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«Cavatori senza lavoro per la legge 58 bis? Paghino le aziende»

La posizione del sindacato: tutti gli addetti rimasti a casa devono essere retribuiti dalle imprese “senza se e senza ma”

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CARRARA. «Cavatori a casa, paghino le imprese».. Sugli effetti della 58 bis, interviene la Fillea Cgil. «La legge è nata la scorsa estate e votata a Settembre a seguito di un parere dell'avvocatura della Regione Toscana sullo sforamento di oltre 1000 m3 dei confini nel coltivare le cave- si legge nella nota - Parere legale che nessun Comune del territorio ha messo in dubbio. È indispensabile ricordare che è una legge transitoria e che è stata finora considerata il male minore anche dai soggetti coinvolti allo sconfinamento rispetto a cosa sarebbe potuto accadere se non fosse stata emanata».

«Legge, che è utile ricordare - continua la nota firmata dal segretario Leonardo Quadrelli - permette alle 6 cave attualmente ferme di non perdere la loro concessione. Concessione che in caso contrario sarebbe stata messa all'asta, a favore di altre società che potevano acquisirla. In pratica la disgrazia di qualche cava (sorprese dalla forestale nello sconfinamento) poteva diventare la fortuna di altre cave ( non coinvolte nello sconfinamento).

Attualmente per il 58 bis, durante il fermo cava, presentando un progetto di sicurezza entro 60 giorni il comune dovrebbe mettere in condizione le aziende di fare ripartire i lavori». «La posizione della Fillea è che i lavoratori in questi primi 60 giorni devono essere retribuiti dalle aziende senza si è senza ma - ribadisce il sindacato - Perché i lavoratori sono vittime di errori delle loro aziende e devono percepire lo stesso il salario. Ma però, se per colpa di qualche pastoia burocratica estranea alle aziende, i 60 venissero superati per ritardi delle istituzioni bisogna trovare fondi specifici, sia dal Comune che dalla Regione, per sostenere i costi del personale da versare alle aziende. Aziende che dovranno dimostrare, per accedere a questi fondi, di aver regolarmente retribuito i propri dipendenti nei primi 60 giorni».

«Questa proposta l'abbiamo presentata al comune di Carrara ufficialmente lo scorso 15/11 insieme al consiglio di istituire una tax force speciale di funzionari comunali al fine di far ripartire le cave ferme in molto meno dei 60 giorni previsti dal 58 bis. Abbiamo inoltre richiesto di istituire un filo diretto settimanale con Fillea Cgil e l'amministrazione per segnalarci problemi nelle pratiche in corso al fine di adoperarci anche noi con tutte le pressioni necessarie che può fare un sindacato al veloce superamento degli stessi- prosegue la nota - Attenzione. Cosa sarebbe successo o cosa succederebbe se il 58 bis non ci fosse ( è stato approvato con il SI di tutte le forze politiche nel consiglio regionale) o venisse a questo punto ritirato ? Ci sono 2 ipotesi secondo noi. Magari invece che 60 giorni il fermo cava potrebbe raddoppiare o triplicare. Oppure una veloce decisione del tribunale potrebbe immediatamente far riprendere il lavoro nelle cave chiuse. Ricordo però che a precisa domanda dell’assessore Ceccarelli alle cave coinvolte presenti a un tavolo regionale se ritirare la proposta di legge decisero che comunque era meglio il 58 bis».

«Ulteriore prova di questo è il fatto che alla definitiva presentazione e spiegazione del 58 bis nei dettagli (in pompa magna) a Palazzo Ducale a Massa i primi di ottobre dal governatore Rossi all'assemblea pubblica alla presenza del Procuratore Generale Giubilaro nessuna resistenza è arrivata da parte delle aziende già coinvolte nello sconfinamento tranne che una critica alla legge stessa da parte del presidente dell’associazione industriale Eric Lucchetti- si chiude la nota - Di certo il 58 bis non lo abbiamo voluto noi. Abbiamo cercato dal momento che c’era di far le suddette proposte per gestirlo a difesa dei lavoratori perché non perdessero salario, contributi e lavoro». —

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di Redazione web