Gioco
Giubilaro: «Ma quale fango sul vescovo, dalla procura solo ricerca della verità»
Caso don Euro, dura replica del procuratore a monsignor Santucci: "Ricordo che non è stato assolto nel merito, solo per mancanza di querela"
MASSA. «Sarebbe stato auspicabile, quantomeno, un prudente, saggio silenzio». Arriva alla fine la stoccata più dura del procuratore capo della Repubblica Aldo Giubilaro nei confronti del vescovo Giovanni Santucci. Il magistrato ha meditato qualche giorno sulle accuse del “capo” della Curia apuana in merito al processo nei confronti suoi e di Gian Luca Morini (don Euro) – processo da cui monsignor Santucci è uscito per “difetto di querela” –; forse frenato dal timore di innescare un inedito “scontro istituzionale”. Poi, ha deciso. E ha firmato una articolata nota che non risparmia nulla al vescovo, il quale avrebbe fatto «dichiarazioni deprecabili e superficiali» quando non “approssimate e poco encomiabili”.
Giubilaro esprime, in premessa la sua «più convinta solidarietà umana per le offese alla sua persona ed al suo ruolo, in larga misura ingiustificate, che ha subito in questi anni». Ma sulla correttezza della indagine e sulla presunta “macchina del fango” di cui la procura sarebbe stata parte, non fa sconti. E contrattacca a tutto campo. «È intanto evidente che la vicenda giudiziaria che ha riguardato il vescovo – argomenta il procuratore – è da sé sola, e senza necessità dell’intervento di chicchessia, di rilevante interesse per l’opinione pubblica, tanto da avere assunto clamore mass-mediatico, persino a livello di servizi su reti tv nazionali ben prima che la stessa divenisse oggetto di indagine giudiziaria». Così come è evidente «la mancanza di provvedimenti da parte delle gerarchie della Chiesa nei confronti del Morini, provvedimenti che avrebbero impedito che la prosecuzione delle condotte improprie del sacerdote, note da anni, assumesse dimensioni di sempre maggiore gravità e che le indagini ne evidenziassero l’immenso squallore».
Giubilaro prosegue: «Fin dall’avviso di conclusione delle indagini il Procuratore (cioè lui stesso) ha evidenziato la marginalità del ruolo del vescovo rispetto al co-indagato Morini, così evitando (facili e suggestive) commistioni con quanto addebitato a quest’ultimo». E soprattutto, «la Procura non ha mai dato in pasto ad alcun media la persona ed il ruolo di monsignor Santucci, come da questi con approssimazione poco encomiabile dichiarato».
«Prendo atto – prosegue – dell’evidente disappunto di monsignore per essere implicato in una vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto sul piano personale. Ma ricordo che in uno stato di diritto vige l’obbligo di procedere nei confronti di chiunque a prescindere dalla qualifica personale o dalla pur encomiabile attività normalmente svolta, clero compreso». E poi, infierisce il procuratore, «non risponde al vero ed è frutto della poca lucidità del momento che questa “struttura” non abbia avuto a cuore, come sempre, la “persona” dell’indagato ed addirittura abbia contribuito “ad allestire una vera e propria macchina del fango”, come dichiarato con deprecabile superficialità dal vescovo, dal momento che proprio l’accortezza sempre messa nell’informare l’opinione pubblica sulla marginalità del suo ruolo e sulla modestia del suo coinvolgimento nell’indagine ne costituisce la più evidente smentita».
Quanto al merito, delle proteste di innocenza di Santucci, Giubilaro è ancora più pesante. Intanto, rileva che « il Tribunale non ha assolto nel merito il vescovo, ma soltanto deliberato di non doversi procedere per mancanza di querela». E poi: «Pur avendone avuto per legge, la facoltà, il vescovo ha liberamente ritenuto di non rendere dichiarazione alcuna sui fatti contestatigli e così di evidenziare eventuali errori nei quali quest’ufficio fosse eventualmente incorso». E il fatto che il Gup abbia disposto il rinvio a giudizio di monsignor Santucci in ordine a tutte e due le due imputazioni a lui mosse è «dimostrazione del corretto accertamento dei fatti e della fondatezza delle scelte di diritto fatte dalla procura». Non solo: «Il Tribunale per il riesame di Genova ha confermato il sequestro di 750mila euro e dei diamanti operato a sua tempo nei confronti del Morini».
Sul “fango”, infine, ecco il pensiero di Giubilaro: «Non spetta a un procuratore esprimere giudizi sull’operato dei mass media né dire se ed eventualmente in quale misura abbiano infangato persona e ruolo di monsignore Santucci descrivendolo, “più o meno apertamente, come ladro e corruttore”. Certo è, tuttavia, che l’ipotetica denigrazione della sua persona è avvenuta ad opera dei mass media e perciò che il “sentimento di delusione” da lui manifestato avrebbe dovuto essere rivolto a chi l’aveva operata. Certamente non alla Procura, colpevole non di altro che di essersi attenuta alle regole di legge e di essersi adoperata per informare sul reale, limitato ruolo di monsignor Santucci; quella Procura nei cui confronti sarebbe stato perciò auspicabile quantomeno un prudente, saggio silenzio». —
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