Il Tirreno

i furbetti dell’alluvione  

«Era alla casa di riposo, i vicini di casa chiesero a suo nome il contributo»

Alessandra Vivoli CARRARA.
«Era alla casa di riposo, i vicini di casa chiesero a suo nome il contributo»

Parla l’ex dirigente al sociale Daniela Tommasini: non ci fu alcuna leggerezza nell’erogare i fondi solidarietà della Regione

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Nei giorni immediatamente dopo l’alluvione del 5 novembre di quattro anni fa, con il cuore di Marina in ginocchio e palazzo comunale occupato, lei, Daniela Tommasini, allora dirigente del Settore Sociale, è stata quella che, materialmente ha gestito i soldi messi a disposizione della Regione per il contributo di solidarietà. Quella che ha erogato l’assegno da 5mila euro a oltre 200 cittadini. Una parte dei quali (41 al momento) si trovano a dover rispondere in tribunale perché la loro autocertificazione si è rivelata mendace.

Partiamo proprio da qui.

Dottoressa Tommasini c’è stata forse troppa fretta nell’erogare i contributi?

Rispondo molto volentieri a questa domanda e ne approfitto per fare chiarezza. La prima cosa che voglio dire è che la Regione Toscana quando ha emanato il decreto di contributo di solidarietà ha indicato due criteri che dovevano essere rispettati: il reddito dei beneficiari doveva essere inferiore a 36 mila euro l’anno e le domande dovevano avvenire con l’autocertificazione». «Non voglio più sentire - aggiunge - che c’è stata leggerezza da parte degli uffici comunali: l’autocertificazione è una legge dello stato. L’amministrazione non può mettere in dubbio a priori l’autenticità di un documento prodotto dai cittadini».

Lei è stata a lungo nella macchina comunale non ha trovato subito anomalie in quelle autocertificazioni?

Certo e infatti proprio per questo a una prima verifica molte delle domande di accesso al contributo di solidarietà erano state escluse. Gli ammessi avevano prodotto autocertificazione corretta, anche nei casi in cui poi si è rivelata mendace.

Ci spiega poi cosa è successo?

Come responsabile di una procedura importante, in cui si maneggiavano molti soldi abbiamo fatto le nostre verifiche e una prima scrematura. Prima di Natale abbiamo erogato il contributo di 5mila euro, subito dopo le feste in mie uffici sono stati presi d’assalto da segnalazioni, anche non anonime. Erano cittadini che lasciavano nome, cognome e numero di telefono. Erano segnalazioni precise, documentate alle quali abbiamo subito cercato di dare una risposta. Ci siamo messi a esaminarle, una per una e abbiamo scoperto che in molti casi le autocertificazioni erano mendaci. Erano state presentate correttamente, questo sì, ma alcuni cittadini avevano dichiarato il falso. Tutte informazioni che sono state quindi girate in Procura dopo un lungo lavoro in sinergia con gli uffici della ragioneria, dell’avvocatura e con le Fiamme Gialle.

Ci sono alcuni casi di cui può parlarci?

Ad esempio una situazione familiare, a Marina di Carrara. Avevano separato lo stato di famiglia subito dopo l’alluvione e presentato due domande distinte per il contributo di solidarietà: uno madre e figlia, l’altra suocera e genero. Così avevano avuto due contributi, per un totale di diecimila euro. Ma la cosa che più mi ha colpito è che questa signora l’aveva già fatto, proprio lo stesso tipo di operazione nell’alluvione del 2012. Allora, ricordo, la chiamammo nei nostri uffici, lei si mise a piangere e restituì i soldi. Nel 2014 ha fatto la stessa cosa, è stata recidiva.

E un altro caso?

Un anziano aveva donato la nuda proprietà della sua casa ai vicini, tenendosi l’usufrutto. Questi lo avevano messo alla Casa di riposo Regina Elena e si presentarono giusto per fargli firmare la richiesta di contributo di solidarietà per il quale doveva risultare la residenza continuativa». —



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