Toscana
L’impegno messo dal Cesvot per la prevenzione
«Il gioco d’azzardo non è vietato ai minori. Alzi la mano chi almeno una volta ha comprato un gratta e vinci». Alla spicciolata, ma le mani si alzano. Studenti e studentesse del liceo linguistico Giovanni Pascoli guardano il dottor Maurizio Varese, responsabile area dipendenze e salute mentale - Serd Massa. Sono più di un centinaio in aula magna. «E quanti di voi sono maggiorenni?». Qualcuno ride, le mani si abbassano. Non sono nemmeno dieci quelle ancora protese verso l’alto. «Lo vedete? Questo dimostra che ai minori non è vietato il gioco d’azzardo».
Maurizio Varese, intervenuto in occasione dell’incontro voluto dal Cesvot, il centro di servizio per il volontariato della provincia di Massa Carrara, ha illustrato un ricerca sul tema delle dipendenze realizzata, con il sostegno delle dottoresse Francesca Balestracci, Sara Lencioni e Irene Puppi, fra gli istituti scolastici del territorio. Da un campione di 218 studenti delle classi quinte degli istituti superiori è risultato che tra i giochi preferiti dei giovanissimi ci sono i gratta e vinci. Il 59,15% degli intervistati li preferisce ad altri giochi d’azzardo. Il 10% degli interpellati ammette inoltre di spendere circa 9 euro al giorno nel tentativo di intercettare la “dea bendata”, entrando direttamente nella fascia di persone identificata come «giocatori a rischio». E di rischio si parla: non si sa se si vincerà qualcosa, il che lascia intendere che il gesto sia un azzardo, e in ballo, che si perda o si vinca, ci sono i quattrini, cioè il denaro. Però il gratta e vinci, così come il Superenalotto, il Totocalcio e tutte le lotterie presenti in quasi la totalità di tabaccherie o locali ad hoc, sulla carta non vengono riconosciuti come “gioco d’azzardo”. Si chiamano “giochi con vincite in denaro” e nonostante le analogie fra le due categorie, la distinzione è necessaria perché indica il confine fra ciò che è legale e ciò che non lo è.
Nel 2013, stesso anno in cui le slot machine sono state liberalizzate negli esercizi commerciali, le conseguenze di questa disperata ricerca di fortuna vengono segnalate come “dipendenze comportamentali”: «Il gioco d’azzardo patologico – ha continuato Varese - dal punto di vista neurologico lavora sulle stesse aree del cervello in cui operano le sostanze stupefacenti». Quelle aree che se stimolate provocano un senso di gratitudine, un appagamento che il cervello tende a ricercare attraverso il ricordo e che innesta quindi il desiderio di farlo ancora. Un piacere che nel caso dell’anoressia, altro disturbo comportamentale di tipo alimentare «consiste nella gratificazione provata nell'avere il totale controllo del proprio corpo: non sento la fame, non mangio, non ingrasso» ha precisato Angelo Cerù, direttore dell’unità psichiatria dell’Azienda Asl Toscana Nord-Ovest. Una sorta di resistenza alla vitalità. L’incontro organizzato dal Cesvot cui hanno preso parte anche la presidentessa dell’associazione operatori gruppi polidipendenze, Maria Paola Freschi e la presidentessa di Acat – Massa Montignoso Maria Masini e il presidente del Comitato di solidarietà apuano, Domenico Adalberto, che è stato moderato dal vice presidente Cesvot, Gianluigi Fondi e presieduto dal presidente Giovanni Giovannini, è stata l’occasione per fornire ai giovani strumenti necessari a tutelarsi dalle dipendenze. “Dipende da cosa?” è il nome scelto per l'evento. Dalla carenza di informazioni e di controlli, è troppo spesso la risposta. —
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