Il Tirreno

la sicurezza del territorio 

Una “muraglia” ci proteggerà dal Frigido Ma crescono i dubbi sugli argini di 5 metri

— Claudio Figaia
Una “muraglia” ci proteggerà dal Frigido Ma crescono i dubbi sugli argini di 5 metri

Procede il progetto anti-esondazione della Regione che prevede maxi muri di cemento sulle sponde. Pronti 900mila euro

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MASSA. Una muraglia ci proteggerà. Avanza a passo spedito il progetto per la “messa in sicurezza” della parte terminale del Frigido elaborato dalla Regione Toscana. Un progetto che fa discutere.

Muri di 5 metri

Esso prevede la costruzione di nuovi paramenti di contenimento alti fin quasi a 5 metri (4,85 m. si legge nel progetto). In altre parole, due muraglie, lunghe 700 metri sulle due sponde del fiume, nel tratto che dal ponte Mascagni a Marina va verso monti. Un intervento futuribile? Per niente. Il prossimo 5 dicembre il progetto andrà in Conferenza dei servizi. E se questa conferenza darà il via libera, si passerà al progetto esecutivo.

I finanziamenti

900mila euro per costruire i maxi argini lungo i primi 50 metri del corso d’acqua, ci sono già.

Gli altri 11 milioni di euro che dovrebbero servire per gli altri 600-650 metri devono essere, invece, ancora reperiti, ma la Regione ha un piano finanziario che prevede anche queste risorse. Il cemento sul fiume, insomma, sta per arrivare. E con esso, i primi no, i primi dubbi.

il fiume fa paura

Nessuno, va detto, mette in dubbio la necessità di eliminare il rischio che il Frigido prima o poi esca dagli argini e provochi danni, devastazioni e metta in pericolo migliaia di persone. È però il “come” si interviene che sta generando preoccupazioni. Davvero costruire argini di quasi 5 metri sulle sponde del fiume (in un tratto fra l’altro , in cui vi è una bella passeggiata pedonale) è l’unica soluzione per proteggere il territorio dalle esondazioni?

Altre domande: davvero non è possibile elaborare progetti meno impattanti, più rispettosi del paesaggio, più “naturali”?

i dubbi

Se lo chiedono, tra gli altri, la deputata Martina Nardi, del Pd, che da tempo, avverte delle “criticità” del progetto dalla Regione Toscana (a cui, ricordiamo, son passate da alcuni anni le competenze riguardanti le opere pubbliche si riduzione del rischio idraulico). La parlamentare (ed ex vicesindaca nell’ultima giunta Pucci) ha promosso un incontro pubblico, che si terrà lunedì nella sala dei Servi di Marina, intitolato, appunto, “Fiume Frigido, il muro è veramente la sola risposta ai problemi idraulici?” E si fanno sentire anche i repubblicani. «Un intervento di simile portata sotto il profilo dell’impatto ambientale – scrive la sezione Mazzini del Pri di Massa in una nota diffusa da Giorgio Raffi – non può essere affrontato soltanto attraverso parametri ingegneristici, ma necessita di un approccio qualitativo, architettonico e paesaggistico».

Alzare i ponti non basta

Per eliminare il rischio di un’esondazione del Frigido alla foce , sono stati, in anni recenti, alzati i ponti più vicini alla foce: quello su viale Vespucci e quello su via Mascagni. Opere indispensabili ma non sufficienti, dicono gli esperti, perchè il rischio esondazione permane nel tratto più a monte.

Le altre “muraglie”

Il ripetersi di esondazioni dei fiumi legate agli eventi meteo estremi a loro volta collegati ai mutamenti climatici globali – ha già portato all’adozione di soluzioni in qualche misura simili a quelle previste per il Frigido.

Una è stata realizzata sulle sponde del Magra ad Aulla, dopo la tragica alluvione del 2011. L’altra, sempre sul Magra ma alla foce: sulle rive di Fiumaretta e di Bocca di Magra. In entrambi i casi (e in particolare a Fiumaretta) l’impatto paesaggistico è pesante, tanto più che le opere in cemento non sono (ancora) state oggetto di interventi di abbellimento.—

Claudio Figaia

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