Il dolore
L’uomo che comprava l’oro e quello che vendeva orologi
Coinvolti nell’inchiestadegli inquirenti versiliesi anche altri due massesi a cui viene contestato il reato di ricettazione
MASSA. La polizia e la Guardia di finanza versiliese, coordinate dalla Procura di Lucca, ricostruiscono una filiera: partono dal furto per scoprire dove vadano a finire i gioielli e l’oro rubato. Perché se gli esponenti della banda albanese, quando mettono a segno i colpi, si dividono i contanti, beh per garantirsi proventi dall’ oro hanno bisogno di venderlo. Ed è seguendo i destini di gioielli e orologi che gli inquirenti scoprono il coinvolgimento di altri due massesi (anche la banda dei colpi in appartamento è composta da persone che vivono in città). Si tratta di Alessandro Iselli (in custodia cautelare in carcere) e di Angelo Riccardi (per lui non sono scattate misure).
Alessandro Iselli è il dipendente d i un compro oro della famiglia Fiorentino e, secondo gli inquirenti, insieme agli stessi Fiorentino e a due imprenditori aretini fa parte di un’associazione a delinquere che acquista oro da chi lo ha rubato negli appartamenti per poi fonderlo e rivenderlo. Secondo l’accusa, Iselli e il suo titolare, Gennaro Fiorentino, «acquistavano e occultavano oro senza alcun tipo di registrazione né acquisizione di documenti del cedente». Ad Iselli, infatti, non viene contestato soltanto il reato di associazione a delinquere, ma anche quello di ricettazione. Nelle ricostruzione degli inquirenti dipendente e titolare del compro oro sarebbero «andati personalmente ad Arezzo da due imprenditori (anche loro coinvolti nell’inchiesta ndr) - per vendere l’oro acquistato» e provento di furti.
Coinvolto nell’inchiesta, dicevamo, anche un altro apuano: Angelo Riccardi. A lui chi ha svolto le indagini contesta il reato di ricettazione perché - si legge nell’ordinanza del giudice Aracri - «con più azioni di un medesimo disegno criminoso, al fine di procurare a sè e agli altri indagati (chi commetteva i furti ndr), un ingiusto profitto , riceveva da Nike Molla un numero imprecisato di orologi di valore che poi andava a rivendere per conto dello stesso Molla a cui corrispondeva il guadagno dovuto tra i quali - aggiungono gli inquirenti - un orologio di pregio che poi pagava al Molla con 500 euro il 15 luglio del 107». La Procura ha documentato anche un incontro in un bar di Massa in cui sarebbe avvenuta la consegna degli orologi a Riccardi che- lo ricordiamo - non è stato raggiunto da misure cautelari.
Una inchiesta nata in Versilia, quindi, quella sui furti e su oro e gioielli venduti. Ma con i piedi ben saldi anche in quel di Massa Carrara e non soltanto perché qui sono stati messi a segno numerosi colpi, ma anche perché ci sono diversi massesi tra gli indagati e tra gli arrestati. —C.S.
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