Il Tirreno

Giubilaro difende l’ingegnere ARGENZIO 

«Chi ha rimediato trattato da sceriffo: è un uomo di Stato»

L.R.D.

Il procuratore in conferenza «Mi sento offeso quando  accusano la procura di chiudere per un semplice cartello Facile fare i profeti del dopo...»

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massa. «Lo stadio di Carrara, i teatri cittadini non sono stati chiusi per criminalizzare la cultura, ma gli interessi in gioco devono fare i conti con uno più grande: quello della sicurezza delle persone».

Così il procuratore Aldo Giubilaro ha stigmatizzato le numerose critiche piovute su procura e vigili del fuoco dopo le chiusure del teatro degli Animosi prima, del teatro Guglielmi poi e nella complicata vicenda di chiusure e aperture parziali dello stadio di Carrara. Il procuratore ha parlato durante nella conferenza stampa al comando provinciale dei Carabinieri, dove ieri è stata annunciata l’operazione “Fire”, sui presunti casi di corruzione nel rilascio dei certificati di prevenzione incendi da parte di un dirigente dei vigili del fuoco ad alcune aziende del territorio. E ha voluto difendere il ruolo dell’uomo che, in qualità d’ingegnere nei vigili del fuoco, quelle chiusure le ha messe in pratica: Arcangelo Argenzio.

«Inevitabilmente le situazioni si sono riversate su di lui, è passata l’immagine di uno sceriffo, ma ha dovuto farlo. Si è dovuto esporre e nonostante le pressioni ha fatto il suo lavoro con responsabilità e senso dello Stato. È stato tirato in ballo attribuendogli responsabilità che invece erano meriti», dice Giubilaro.

E sulle mancanze in tema sicurezza fa riferimento al crollo del ponte Morandi a Genova. «Mi sento offeso quando si dice “la procura chiude i posti perché manca un cartello”. A Genova tanti, da gran sapienti del dopo, hanno detto cosa si sarebbe dovuto fare. Così è facile. I rischi al Guglielmi, per esempio, non andavano trascurati. Se in una situazione di panico la gente prova a scappare e non trova di fronte a sé il cartello con indicata l’uscita magari s’intruppa tutta in un corridoio cieco. O ancora: se si deve uscire per un incendio e le porte si aprono verso l’interno piuttosto che all’esterno cosa pensate che possa succedere?».

Attenendosi, senza citarlo, alla massima del filosofo tedesco Ludwig Wittgenstein - «Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere», Giubilaro racconta il suo approccio a questa indagine, non risparmiando qualche bacchettata ai critici. «Cito il caso dello stadio dei Marmi. Una delle prescrizioni richieste ordina che per ogni posto a sedere ci sia la visibilità completa. Sembra irrazionale, ma non lo è. Se qualcosa succede fuori dal campo visivo la gente si alza per vederlo, fa pressione su quelli avanti e di conseguenza sulla ringhiera. Che succederebbe se questa cedesse? Sono cose che io non sapevo, e che ho scoperto lavorando con i vigili del fuoco, senza essere presuntuosi».La procura si è avvalsa anche del lavoro di un tecnico esterno, estraneo alle parti. —

L.R.D.

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