Toscana
Alia Spa: Cava Fornace è ok la gestiremo fino a riempirla
Parla la società che ha acquisito dalla famiglia Viti la discarica di Montignoso «Un sito che tutti vogliono chiudere? Per noi ha le autorizzazioni ed è una risorsa»
MONTIGNOSO. «La discarica Fornace è una risorsa per lo smaltimento dei rifiuti. Noi la sfrutteremo fino in fondo». Parla Alia Spa, la società di servizi ambientali della Toscana centrale, che gestisce il sito di Montignoso.. Nata nel marzo 2017 dall'aggregazione delle aziende Quadrifoglio Firenze, Asm Prato, Publiambiente Empoli e Cis Montale, la Alia, società a totale partecipazione pubblica, è il gestore del ciclo integrato dei rifiuti e si colloca oggi tra le più importanti utilities della Toscana e tra le prime aziende operanti nel settore. È l’unica azienda pubblica ad aver ottenuto la concessione ventennale del servizio attraverso la partecipazione ad una gara ( il soggetto regolatore è Ato Toscana Centro). In pratica non ha competitori nel settore, e qualche mese fa ha anche acquistato il sito di Cava Fornace, gestita dalla controllata Programma Ambiente Apuane Spa. Un’acquisizione che fa discutere: Cava Fornace viene contestata da cittadini, ambientalisti e anche dalla politica. Diverse amministrazioni locali ne hanno chiesto la chiusura e quasi un anno fa, ormai, anche il consiglio regionale ha espresso parere negativo all'unanimità sul prosieguo di ogni attività svolta all'interno del sito, attraverso una mozione di cui il primo firmatario è il presidente della commissione ambiente Stefano Baccelli. Lo scorso agosto poi l’operazione di compravendita e i dubbi del comitato Anti discarica: perché comprare un sito di cui si richiede la «celere» chiusura?
L’acquisizione è avvenuta tra Alia e Cemembit, la società della famiglia Viti di Montignoso, proprietaria del sito. Per quale cifra? Alia non lo rivela, spiegando però che «l’accordo economico, frutto di una trattativa privata tra le parti, prevede una successione di pagamenti in relazione allo stato di avanzamento dell’utilizzo della discarica». E a chi chiede la chiusura della discarica, l’azienda risponde che «l’impianto, che rappresenta uno dei pochi siti autorizzati a livello regionale, permette di chiudere efficacemente la filiera di smaltimento dei materiali inerti e dell’amianto, garantendo la massima sicurezza sotto il profilo ambientale. Rappresenta quindi una risorsa poiché offre una risposta impiantistica alla gestione corretta di questo particolare flusso di materiali che, se non correttamente gestiti o ancor peggio dispersi sul territorio, hanno un alto impatto ambientale». In molti contestano l’area su cui sorge il sito, terreno di tipo carsico, l’azienda accerta che è idonea ad accogliere i rifiuti stoccati in discarica? «I materiali conferiti all'impianto, essendo inerti, non producono percolato. In ogni caso, il sito dispone di tutti i presidi necessari ai fini di una corretta e sicura gestione. Oltre ad essere impermeabilizzato, il sito accoglie materiali in cemento amianto che sono stati opportunamente preparati, ovvero incapsulati in appositi imballi anch'essi impermeabili, così da evitare qualsiasi tipo di dispersione». Rispetto poi a una possibile contaminazione della falda acquifera sottostante il sito l'azienda rassicura così: «La caratteristica dei materiali conferibili nell'impianto e i presidi di sicurezza adottati, escludono qualsiasi possibilità di dispersione e contaminazione delle falde acquifere». Ma perché comprare una discarica ritenuta da chiudere da 5 comuni e dal consiglio regionale toscano? «L’impianto è autorizzato dalla Regione e risponde alle esigenze di smaltimento del territorio regionale; sarà gestito secondo l’indirizzo di un piano industriale, fino al suo completamento».—
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