Sicurezza
«Nella rissa un altro mi colpì e se ne vanta in giro»
L’accusa in aula della vittima a cui fu strappato un pezzo d’orecchio. «Mi tenevano in terra come un Cristo in croce»
carrara. In una rissa è difficile già destreggiarsi, figurarsi ricostruirla a distanza di anni. E a questo è servito l’esame incrociato di un testimone e della vittima ieri in tribunale, nel caso della rissa che costò un pezzo d’orecchio a Giacomo Berti nel 2014 per un morso ricevuto da uno degli imputati. Ed è proprio quest’ultimo ieri in aula ad aggiungere un particolare: «C’era anche una terza persona che si vanta ancora oggi di avermi preso a calci. Vorrei che anche lui fosse sotto accusa».
La pm Roberta Moramarco e le due avvocatesse della difesa Valeria Giannini (che difende l’imputato Dinocco, coinvolto nella rissa) e Silvia Palmieri (che difende Andrea Giromini) hanno condotto l’esame dei testi. Le differenze sono rimaste, in particolare riguardo al momento dirimente dell’accerchiamento di Berti e dei successivi concitati attimi che si conclusero con il morso all’orecchio.
Il testimone, amico di Berti, che assistette alla rissa infatti sostiene che al momento di cadere a terra strattonato da altri, Berti, insegnante dell’arte marziale Muay Thai, riuscì a portare a terra il suo aggressore, Giromini, chiudendolo in una stretta difensiva denominata in gergo “clinch”. L’aggressione però non terminò lì e solo al momento di ricevere un primo morso sul naso, Berti avrebbe mollato la presa su Giromini, girando il collo ed esponendo l’orecchio al morso.
Berti invece la caduta la ricorda differentemente. «Ricordo di essere andato a terra con Giromini bloccato nel clinch, ma una volta a terra qualcuno, non saprei dire chi, mi ha bloccato le braccia immobilizzandomi. Altrimenti sarei riuscito a levarmi di dosso Giromini quando mi dava il morso e invece avevo le mani bloccate». Per descrivere la sua situazione parla, con una certa efficacia, «di essere come Cristo in croce, con le braccia allargate».
Numerose le domande di pm, avvocati e del giudice Augusto Lama, con a latere le giudici Valentina Prudente ed Elisabetta Congiusta. I due comunque su un particolare concordano: fu Giromini a dare il morso all’orecchio di Berti, una volta finiti a terra.
Dalle due testimonianze invece pare uscire in qualche modo ridimensionato il ruolo di Dinocco nella rissa. Dice Berti infatti che, dopo una prima discussione dove pare sia volato anche uno schiaffo subito da Dinocco, «io lo allontanai con un calcio frontale, per tenermelo lontatno. E lui è caduto un po’ più in là. Poi quando sono caduto non mi ricordo dove fosse, io pensavo fosse sul mio braccio sinistro ma non ne sono sicuro».
Anche per il testimone non è chiaro dove si trovasse Dinocco dopo quel calcio: «Avevo gli occhi fissi sul mio amico a terra, so che c’era, c’era tanta gente che lo attorniava, ma non saprei dire cosa abbia fatto in quel frangente».
Prima dei due ha parlato in aula un agente del commissariato di Massa, intervenuto al pronto soccorso dove Berti fu portato. «Il medico provò a riattaccare il pezzo d’orecchio, che fu consegnato a un amico di Berti quella sera, e lui ce lo fece vedere, con un biglietto: “questo è il tuo orecchio”. Ma era sporco e non fu possibile,». —
Libero Red Dolce
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