Gioco
Solo turismo e stop commercio al porto di Carrara per fermare l’erosione
I Paladini Apuo Versiliesi lanciano la proposta alternativa. «Un’unica banchina commerciale, per il resto un posto da cartolina»
MASSA.. Un sogno, difficile dire sia qualcosa di più, un sogno di un porto fatto d’armonia e marmo per contrastare un incubo, quello dell’erosione. In questi termini i Paladini Apuo Versiliese, l’associazione che da anni si occupa della costa, lanciano nella riunione di ieri mattina all’Istituto Minuto la loro proposta alternativa all’esistenza del porto a vocazione commerciale a Marina di Carrara.. La presidente Orietta Colcacicco e l’autore del progetto, l’architetto Tiziano Lera, parlano a una platea fatti di membri dell’associazione e cittadini. Ma il vero interlocutore, il classico convitato di pietra, è l’Autorità Portuale. Colacicco fa una sintesi delle posizioni: «Un progetto di espansione fu presentato e respinto al compianto Altiero Mattioli, all’ora ministro dell’ambiente, col quale noi Paladini trovammo delle sintonie. Nel 2015 ne hanno presentato uno che, ricalcando il vecchio progetto, addirittura lo espande. E ora l’Autorita Portuale, abbiamo anche incontrato la presidente Carla Roncallo, ci dice che c’è un nuovo progetto di ampliamento. Non è quello del 2015, ma non abbiamo potuto vederlo. Ci hanno detto che ci sarà una banchina in più e l’allargamento della piazzale Città di Massa. Noi però vogliamo essere propositivi e quando diciamo che deve essere riconvertito alla vocazione turistica, che non deve essere soltanto un figlio minore di quello di La Spezia, non ci limitiamo alle parole. E cerchiamo di dare un contributo».
Un’idea, una proposta, più che un contributo. Lo stesso Lera, nel suo intervento, vorrà sottolinearlo più volte. Dietro di sè, proiettati, i disegni dell’idea partorita. «Ho immaginato di ritornare al porto del marmo - spiega Lera mentre le immagini scorrono - una cartolina unica per chi arriva dal mare. Un colpo d’occhio che accoglierà chi viaggia sulle navi da crociera, che da 50 e più metri vedrà questo spettacolo di via del marmo, con prospettiva paesaggistico culturale della via dell’arte, sullo sfondo di una visione unica al mondo, le cave e le apuane».
In sintesi, dove adesso c’è la banchina e la passeggiata per le navi che attraccano, Lera immagina una fila di statue di artisti locali, con alle spalle l’unica banchina commerciale concepita nel progetto. «Lì ci saranno i blocchi di marmo preferibilmente, com’era nel porto di anni fa». Niente container insomma o altri rozzi utensili commerciali. «Lo sguardo di chi arriva poi si aprirà oltre, dove c’è quella che io chiamo la nutrice, la montagna».
Difficile capire che spazio ci possa essere in un porto del genere per le merci di Grendi o per i giganti moduli del Pignone. E a sentire il resto si direbbe che non sia previsto.
Lera parla infatti di «Riqualificazione ambientale e paesaggistica del tratto di spiaggia compreso tra foce del fosso Lavello e foce Carrione, di un percorso ciclo-pedonale per zona ex-colonie verso sud e auspicabile verso nord fino a Bocca di magra. Posizionamento di rotonde in legno sul mare ad uso balneare, munite di bar e servizi raggiungibili sia da terra che da mare». La creazione di questa economia turistica dovrebbe compensare, anzi aggiungere qualcosa, dalle perdite della parte commerciale.
Chi si dice entusiasta del progetto è l’assessore ai lavori pubblici di Forte, Enrico Ghiselli. «Sono colpito in maniera positiva, credo sia un contributo necessario. L’autorità ha una visione di parte, altri soggetti una più complessiva». Meno convinto il vicesindaco di Massa Guido Mottini. «Quindici anni fa, da attivista della Lega, avevo il sogno di riconvertirlo. Ora mi sembra impensabile. Ci prendiamo però l’impegno, della durata di un anno, di monitorare la questione dell’erosione. Qualcosa va fatto, senza sacrificare l’economia».
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