Gioco
Violenza: un caso il 7 novembre «Abbiamo salvato una donna»
La Pm Alessandra Conforti spiega la necessità di essere veloci e di fare rete «Pronto soccorso, forze dell’ordine, Procura e istituzioni argini per chi soffre»
Si parla del coraggio delle donne, ma anche della loro fragilità e dei loro silenzi spesso più significativi di tante parole, nell’incontro a villa Schiff, dedicato alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, organizzato dal comune di Montignoso, con un ospite d’eccezione, il Prefetto, capo della Polizia, Franco Gabrielli. La scena, però, è stata tutta per il magistrato della Procura di Massa, Alessandra Conforti, occhi, orecchie e soprattutto cuore e sensibilità rivolte al mondo femminile che subisce soprusi, violenze e discriminazioni. Si parte da lontano, perché il primo reato di stalking, ricorda la dottoressa Conforti, lo commise Apollo con Dafne, costringendola, per sfuggirgli, addirittura a trasformarsi un albero. Poi si arriva ai giorni nostri: l’ultimo caso, lo scorso 7 novembre. «Lo racconto – dice la Conforti – per dimostrare quanto sia importante fare rete, con il pronto soccorso, i centri anti violenza, le assistenti sociali, i Comuni, le forze dell’ordine e la Procura. Questa donna ha avuto il coraggio di denunciare una violenza domestica ai carabinieri, che hanno cominciato le indagini; il 13 novembre avevo sul mio tavolo l’informativa e il 19 novembre ho fatto richiesta al gip della misura cautelare per il compagno; il 22 novembre il gip ha approvato la mia richiesta e oggi è stata resa esecutiva. Abbiamo salvato una persona nei guai da altre sofferenze in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Siamo stati bravi? No, siamo stati veloci, perché in questi casi non possiamo permetterci di perdere tempo». Ecco cosa occorre per fare rete attorno alle donne che subiscono violenza: «Medici che quando vedono arrivare una donna tumefatta che dichiara di essere caduta dalle scale – spiega Conforti – non le credano, o controllino che non ci siano stati altri strani episodi di scivolamenti nella stessa casa. Occorrono forze dell’ordine capaci di capire tra le righe di una denuncia che magari non è esplicita, e magistrati che sappiano leggere i silenzi delle persone che ascoltano, che spesso sono più esplicativi di tanti discorsi». Nei giorni scorsi la dottoressa Conforti è stata a Firenze in occasione della presentazione dei dati sulle violenze in Toscana: 108 casi efferati dal 2006, 7 nel 2017; 22.437 le donne che si sono rivolte ad uno dei 24 centri regionali, 3.381 nell’ultimo anno. Il 71% sono italiane e hanno tra i 18 e i 29 anni. In Regione la Conforti ha portato l’esperienza della rete apuana con un caso, del 2017, risolto in due mesi, partito a maggio con una denuncia e conclusosi a luglio con la sentenza di primo grado e la condanna a due anni e mezzo per l’uomo violento. «Un caso che è stato portato da esempio – dice la Conforti – per la velocità con cui tutti i soggetti hanno agito». «Ma le leggi non bastano – ha concluso – occorre fare sistema e occorre più consapevolezza della nostra forza» —
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