Gioco
L’arte di Girolamo Ciulla, così il mito dialoga con il mondo moderno
A Castagnola i suoi coccodrilli, a Matera è appena finita una mostra personale. Un grande scultore e artista, trapiantato all’ombra delle Apuane, visto da vicino
L’esperto d’arte e scrittore Paolo Cucurnia ha incontrato il grande scultore siciliano Girolamo Ciulla. Ecco il risultato.
In piazza Castagnola, a Massa, ci sono tre coccodrilli in travertino (2003) opera dello scultore siciliano Girolamo Ciulla. Nella maniera in cui l’artista, nato a Caltanissetta nel 1952, li ha scolpiti, perdono la terribilità che abitualmente loro riconosciamo. Essi sembrano, anzi, tre pacifici “gattoni” distesi al tepore solare della piazzetta, pronti a giocare con i bimbi che si ricreano sull’alberato spiazzo massese.
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Ciulla è uno dei più importanti e bravi scultori contemporanei. Le sue installazioni sono in tutto il mondo e le sue opere sono state prescelte per una mostra, da giugno ad ottobre di quest’anno, e collocate negli anfratti ipogei dei sassi di Matera, che sarà la Capitale della Cultura Europea per l’anno 2019.
Il suo modo di scolpire: finemente scabro (Ciulla è uno dei pochi che scolpisce ancora a mano!), sul travertino ambrato e carsico, evoca un sapore primigenio ed antico. Sia che tratti il suddetto materiale, il bronzo o il bianco, riesce nell’intento, Girolamo, di dare alle sue ”creature” l’alone del mito divino che ogni popolo, colloca alla propria nascita. Nel caso specifico: le nostre origini mediterranee. Porle quindi a Matera, nelle grotte sotterranee, è parso, al visitatore, un fortunato incontro a riscoprire le proprie radici. Una divina discesa all’Ade, sull’orme di Ulisse ed Enea, a ritrovare i propri Avi. I miti greci e italici preromanici sono, per lui, familiari e non diremmo dallo stesso rivisitati, ma originalmente ricreati e ripropostici in forma d’arte.
Dopo un suo viaggio in Egitto, l’artista ha adottato, fra le proprie sculture, il coccodrillo; collegato, da quel popolo appartenente alla “mezzaluna fertile”, al mondo inferiore, perciò portatore di forze sotterranee e come tale, associato alla morte, ma, in una sorta di ciclo, anche alla fertilità. L’alligatore ha affiancato, nel repertorio dello scultore, Cerere madre (Demetra per i greci), divinità materna della terra e nume tutelare dei raccolti, e quindi, come il coccodrillo: della fertilità. È merito dello scalpello di Ciulla l’aver saputo infondere, nell’altrimenti terribile animale, un aspetto di familiare dolcezza e protettiva mansuetudine. Contemplando le sue opere intrise di classicità mediterranea, si nota che, per lui, una casa assume le forme del tempio greco, una donna ha i contorni che ricordano la testa di Demetra del VII sec a.C. posta nel Museo Archeologico di Palermo, le forme maschili sono spesso un Auriga. In ogni caso le figure antropomorfe e zoomorfe richiamano all’antica nostra ancestrale stirpe. Stirpe divina!
I suoi dipinti hanno gli accesi colori del sole della sua Sicilia, l’azzurro intenso del suo cielo ed il cobalto profondo del mar Ionio e del Tirreno. Diceva lo “Stupor Mundi” Federico II imperatore e re di Sicilia: “Non invidio a Dio il paradiso perché sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia”. Girolamo Ciulla, invece, non deve invidiare nulla a nessuno, perché la Sicilia ce l’ha nel cuore e nell’anima, per cui riesce a regalarcela, senza soluzione di continuità, coll’opere sue! —
IL COLLOQUIO - «Com’era bello il Simposio». «Rimasi molto colpito dalla scultura in piazza, in seguito avrei voluto partecipare alla Biennale del 2010 ma non mi è stata data la possibilità»
Quando e come hai cominciato? «Facevo il saldatore, sono nato nel 1952, appena potevo, mi appropriavo di qualche pezzo di marmo e scolpivo. A diciott’anni, nel 1970,sono stato invitato alla rassegna d’Arte contemporanea della mia città: Caltanissetta. Da lì sono partito; finché conobbi, nel 1987 Tiziano Forni della galleria omonima di Bologna, alla quale tutt’ora sono legato».
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