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«Com’era bello il Simposio»
«Rimasi molto colpito dalla scultura in piazza, in seguito avrei voluto partecipare alla Biennale del 2010 ma non mi è stata data la possibilità»
IL COLLOQUIO
Quando e come hai cominciato?
« Facevo il saldatore, sono nato nel 1952, appena potevo, mi appropriavo di qualche pezzo di marmo e scolpivo. A diciott’anni, nel 1970,sono stato invitato alla rassegna d’Arte contemporanea della mia città: Caltanissetta. Da lì sono partito; finché conobbi, nel 1987 Tiziano Forni della galleria omonima di Bologna, alla quale tutt’ora sono legato.
Come mai usi il travertino?
«Perché ad Alcamo c’è una cava di questo materiale dal quale rimasi affascinato. Anche il mio modo di scolpire: forte e deciso (Ciulla è uno dei pochi che scolpisce ancora a mano, ndc) si confà molto a questo tipo di marmo. Ad esempio, se usassi il bianco Carrara, dovrei essere diciamo più “gentile” e snaturerei me stesso. Quando lavoro il bianco, il materiale è il Trambisera, proveniente da una cava sopra Pietrasanta».
Perché Pietrasanta come tua eletta dimora d’arte?
« Tutto cominciò alla galleria Forni di Bologna dove esposi nel 1987, lì conobbi il critico PierCarlo Santini di Lucca che mi invitò a Pietrasanta e nel 1988 esposi alla Versiliana. Da qui non mi sono più mosso, perché poi ho trovato tutto quello di cui avevo bisogno per il mio lavoro. In più Carrara è lì vicina».
Appunto Carrara…
«Rimasi molto colpito, a fine Anni 80, dal simposio di scultura (chiuso, poi, verso la fine degli anni ’90, ndc). In seguito, avrei voluto partecipare alla Biennale del 2010. Come ben sai, non mi è stata data la possibilità, anche se poi ho esposto, nell’ambito di Convivere nel 2014, a Carrara a Palazzo Del Medico».
Parentesi: per la Biennale del 2010 intercedetti per lui presso l’allora assessore alla cultura. Lei mi rispose che avrei dovuto parlare con tal Fabio Cavallucci, curatore del costosissimo “capolavoro”, poi andato in scena per la Città. A posteriori, possiamo ben dire che al mio amico Ciulla è andata di lusso, visto il livello generale della manifestazione.
Come e quando hai conosciuto Mario Guelfi (Ciccio), ristoratore e mecenate?
«Appena arrivato da queste parti, nell’87 per il tramite di Gianni Biolcati il grafico di Giorgio Soavi, che curò le recensioni dei miei lavori: entrambi amici di Ciccio».
Cosa faresti per risollevare le sorti di Carrara?
Sorride portandosi il sigaro alla bocca e ne fa uscire, col fumo, tre parole: “Bisognerebbe tappare i buchi…”. Provo a tradurre e replico: «Vuoi dire che la sfida è difficile se non impossibile, ed i buchi sarebbero le lacune accumulate da un “vento” che soffia in città e che avrebbe bisogno di cambiare intensità e direzione?...»; Girolamo si riporta il sigaro alle labbra ne fa uscire una boccata di fumo e, sorridendo, sospira… — P.C.
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