Il Tirreno

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«Con un’isola artificiale ti fermo l’erosione sulla costa apuana»

Manuela D’Angelo
«Con un’isola artificiale ti fermo l’erosione sulla costa apuana»

L’architetto Pelletti presenta un immaginifico progetto per salvare il litorale con hotel di lusso e un porto turistico da 500 posti. «Fondi Usa pronti a investire» 

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MASSA. La costa apuana entra nei sogni degli americani. Immaginate: lunghe distese di spiaggia, un albergo da 150 camere con vista, le colonie ristrutturate e un’isola- porto, lontana dalla costa, dove convivano porto turistico, con 500 posti barca e porto commerciale, assieme a ristoranti stellati, piscine naturali e stabilimenti balneari al largo. Sembra fantascienza, ma il progetto è reale, porta la firma di due importanti architetti, Sergio Pelletti, di Pietrasanta e Alessandra Danesi di Carrara; è stato depositato in Comune, a Carrara, lo scorso 5 novembre e pare abbia anche la copertura economica di un fondo americano da centinaia di milioni di euro. La filosofia del progetto ce la spiega proprio l’architetto Pelletti, presentando al Tirreno uno studio durato quasi 30 anni, avallato dalle recentissime ricerche americane sui movimenti ondosi e sulle correnti marine. «Per tornare a vivere – spiega – la costa apuana ha bisogno di una sola cosa: la spiaggia, su cui, poi, iniziare a “costruire” ciò che serve per fare turismo, alberghi, ristoranti, nuovi stabilimenti balneari. Allora, convengono tutti i maggiori esperti in materia, c’è da partire dalle origini, eliminando l’erosione costiera, che qui da noi è determinata dal porto di Marina di Carrara». Lo studio dell’architetto Pelletti prevede di eliminare il pennello, costruito nel 1954 per proteggere il porto e sostituirlo con un’isola artificiale, situata a tre chilometri dalla costa, lunga un chilometro e 300 metri, con due “ali” laterali, realizzate con “tripodi” a filo d’acqua a difesa dei venti di Maestrale, Libeccio e Grecale.

Senza il pennello, verrebbe ripristinata la linea di costa com’era un secolo fa: la protezione arriverebbe dall’isola, la cui presenza però, secondo gli studi, non dovrebbe disturbare le correnti marine naturali, così da favorire il deposito di sabbia. «Sull’isola – continua Pelletti – potranno essere trasferite le attività e le tipologie merceologiche che oggi transitano all’interno del porto; sulla banchina verranno realizzati dodici capannoni per consentire attività artigianali e industriali; il porto attuale, una volta demoliti i pennelli, verrà sfruttato grazie alla sua “banchina” dove saranno realizzati dei punti di attracco per “zatteroni” che caricheranno i container e li trasferiranno, con motore elettrico e comando satellitare, in automatico, alla nuova isola-porto. Le navi verranno attraccate direttamente all’isola-porto e lì caricate dei container pronte per il trasporto».

E ancora: «Il nuovo porto-isola nella parte centrale sarà caratterizzato da un’insenatura turistica, per l’attracco di 500 barche, yacht anche di grandi dimensioni, e si creeranno spiagge, piscine naturali, ristoranti. Costo dell’impresa, all’incirca, 280 milioni di euro. Già nei primi 5 anni la spiaggia dovrebbe tornare su tutta la costa, fino alle colonie e a quel punto la fascia diventerebbe appetibile anche per la ristrutturazione delle colonie. Ed è lì che gli americani vogliono arrivare: i soldi ci sono, fanno parte di un fondo, top secret, proveniente dalla grande mela, della cui esistenza hanno già sentito parlare tutti i sindaci di Massa, da Neri a Volpi, fino a Persiani, proprio qualche giorno fa. Un’occasione che però nessuno ha voluto cogliere al volo. —
 

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