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dossier inviato al comune e alla regione 

Legambiente: no secco al taglio della cima del Monte Bettogli

carrara. Legambiente dice no con forza al taglio della cima dei Bettogli e lo fa con un vero e proprio dossier inviato al sindaco, Francesco De Pasquale, all’assessore all’Ambiente, Sarah Scaletti,...

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carrara. Legambiente dice no con forza al taglio della cima dei Bettogli e lo fa con un vero e proprio dossier inviato al sindaco, Francesco De Pasquale, all’assessore all’Ambiente, Sarah Scaletti, all’Assessore al Marmo Alessandro Trivelli, al dirigente Marmo e Ambiente, Franco Fini, oltre che, per la Regione Toscana, al presidente, Enrico Rossi e all’assessore Vincenzo Ceccarelli. Una ampia disamina delle osservazioni al «piano di coltivazione della cava 102-Calocara A (Gemignani e Vanelli Marmi srl), coordinato con il gruppo di cave Betogli-Calocara (103, 105, 106, 66, 67, 68, 70)». Legambiente non ha dubbi: con il taglio della cima si avrebbe «un impatto paesaggistico inammissibile»

«Attualmente - ricorda - è all’esame il piano dell’ottobre 2018 (con le integrazioni del novembre 2018) relativo alla prima fase che, nelle more dell’approvazione del piano attuativo di bacino estrattivo (Pabe), consente l’estrazione del 30% del volume della precedente autorizzazione, pari a 338.475 metri cubi per la sola cava Calocara A (1.279.868 m3 per l’insieme delle cave considerate). Tuttavia, come la relazione tecnica tiene a sottolineare, questa fase estrattiva “è prodromica al progetto completo”».

Legambiente arriva al punto: «Come dichiarato dalla ditta, i lavori oggetto della richiesta di autorizzazione prevedono di “mangiare” il crinale del M. Betogli da tre lati (Nord, Sud e Est), in vista del futuro taglio (splateamento) della cima anche sul lato ovest, che renderebbe visibile anche dal mare i fronti del complesso delle cave Betogli-Calocara. Pertanto, visto l’inaccettabile impatto paesaggistico, riteniamo che la richiesta di autorizzazione debba essere respinta». Al dossier Legambiente allega foto e simulazioni e ricorda: «È evidente che limitare l’attenzione alla sola prima fase (funzionale alle successive) farebbe perdere la percezione dell’impatto a cui essa prelude». E si aggiunge: «La ditta il 19 giugno 2018 contesta “l’immotivata decisione di salvaguardare il profilo montuoso”. In poche parole, la ditta sostiene che le due cave, avendo già devastato il crinale, avrebbero acquisito il diritto a proseguire la devastazione. Nella certezza che i carraresi non condividano il disprezzo della ditta per “l’immotivata” salvaguardia di vette e crinali, chiediamo una ferma decisione che privilegi la tutela del paesaggio rispetto agli interessi della ditta che, comportandosi da “padrona” della montagna, intende distruggere anche beni comuni immateriali tanto amati dai cittadini». —



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