Il Tirreno

la testimonianza 

«L’ecstasy che può uccidere» Giorgia racconta il suo calvario

Camilla Palagi
«L’ecstasy che può uccidere» Giorgia racconta il suo calvario

Dopo aver preso mezza pastiglia di droga sintetica era finita in coma e aveva subito il trapianto di fegato. Ora parla ai ragazzi: «Non vi dico cosa fare, solo farvi riflettere»

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Negli ultimi 10 mesi sono state 187 le vittime di overdose da droghe e sostanze stupefacenti. L’ultima aveva 16 anni. «Mia figlia non è una tossica. È una ragazzina che si è trovata a 17 anni a guardare in faccia la morte», così scriveva Mario Benusiglio, padre di Giorgia, una ragazza che nel 1999 dopo aver assunto una piccola quantità di ecstasy si è ritrovata in ospedale con un fegato in necrosi. Da quel giorno, Giorgia Benusiglio ha deciso di raccontare la sua esperienza, informando e parlando ai ragazzi dei rischi legati all'assunzione di droghe.

Da più di 10 anni quella che ormai è una donna svolge un'attività di prevenzione «per dare ai giovanissimi quella giusta informazione che io non ho avuto». Ed eccola di fronte ad una platea curiosa e a tratti commossa nell'aula magna del liceo linguistico Pascoli a parlare in occasione dell’assemblea studentesca di novembre che è stata divisa in due incontri: uno per il biennio dal titolo “Cosmesi, quando la perfezione non ci basta” e l’altro per il triennio dal titolo “Droghe e sostanze stupefacenti, siamo veramente informati e consapevoli sulle loro conseguenze?”. A partecipare centinaia di studenti e studentesse e i rappresentanti d’istituto Lorenzo Mosti e Camilla Alberti. «A 17 anni – racconta Giorgia - per mezza pastiglia di ecstasy mi erano rimaste sei ore di vita. Dopo 17 ore di intervento per il trapianto del fegato sono entrata in coma perché l'organo era più grande di quello che poteva reggere il mio corpo. Non riuscivo a respirare autonomamente e ho passato un mese e mezzo in terapia intensiva. Due volte mi hanno dato l’estrema unzione e da allora vivo un quotidiano rapporto con i farmaci: devo mantenere un buon sistema immunitario, prendo medicine tutti i giorni e ogni sei mesi devo fare un check up completo».

Accanto a lei il padre, venuto a mancare 4 anni fa, il quale in una lettera scriveva: «Mi ripeto - diceva l'uomo - a casa mia l’affetto non è mai mancato a nessuno: non è cosa da poco. Ma quel senso di colpa non se ne va lo stesso. E così mi domando: sarò stato un buon padre finora? Un rompicapo che non ha soluzione. Sono un padre e basta. Disarmato davanti alla vita che mi attacca. Come ogni padre». Il padre di Giorgia ha quindi iniziato un percorso per sensibilizzare i giovani sulle conseguenze dell'utilizzo di determinate droghe. Un percorso che Giorgia ha scelto di continuare. «Non sono nessuno per dirvi cosa fare o non fare, il proibizionismo fine a se stesso non serve a niente. Ma di fronte ad un amico che utilizza sostanze, vorrei che prima vi chiedeste: io sarei in grado di superare 17 ore di intervento? Di convivere con farmaci che ti salvano ma che ti danneggiano anche? E ovviamente non vi potete lamentare, perché in pratica ve la siete andata a cercare. Un senso di colpa costante mi provoca l’immagine dei miei genitori quel giorno che mi raggiunsero in ospedale, erano così piccoli in quel momento. Speravano che qualcuno mi salvasse». —

Camilla Palagi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web