Anoressia, una malattia che dilaga tra le bambine di 9 anni
Si chiama associazione Acca, opera da 20 anni prevalentemente a Carrara, ma segue casi che arrivano anche dalla Liguria e dalla Versilia
CARRARA. Si chiama associazione Acca, opera da 20 anni prevalentemente a Carrara, ma segue casi che arrivano anche dalla Liguria e dalla Versilia. Si occupa, grazie alla presidente Rosanna Viaggi, di problemi alimentari e fornisce assistenza psicologica a ragazze che vanno dai nove ai 23 anni. I casi più gravi vengono indirizzati alle strutture specialistiche dell’azienda sanitaria, ma lo spaccato che passa dalla Acca è comunque drammatico. «Il fenomeno dei siti pro-Ana e pro-Mia è tanto dilagante quanto inquietante – spiega la psicologa Marina Lenzoni, responsabile clinico della Acca – Ana e Mia, ovvero anoressia e bulimia, sono viste come due dee da venerare. Internet ha facilitato la diffusione di questi siti sconvolgenti, ma anche prima le ragazze trovavano il modo di comunicare tra loro gli stratagemmi per dimagrire, fino a scomparire.
[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.17484877:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2018/11/21/news/mia-figlia-davanti-al-blog-per-anoressiche-docce-gelate-e-pugni-nello-stomaco-1.17484877]]
Nella nostra struttura oggi curiamo circa 20 ragazze, ma la cosa inquietante è che molte hanno anche 9 e 11 anni. Sono i genitori che ce le portano quando però la malattia è già ad uno stadio avanzato. Perché prima è difficile accorgersene. I campanelli d’allarme per i genitori sono o il dimagrimento eccessivo di 10, 15 chili nel giro di pochi mesi, o atteggiamenti di rifiuto totale del cibo. Viceversa il percorso che porta all’anoressia è lungo e silenzioso». «Il problema è che nella società di oggi – continua la dottoressa Lenzoni – avere uno stile di vita sano, fare moltissimo sport, eliminare qualche alimento considerato dannoso, come la carne rossa, non viene visto come un pericolo. Sono queste prime restrizioni che portano poi all’eccesso».
«Quando accogliamo le ragazze la prima volta cerchiamo di far capire loro che sono malate e non è facile. Le anoressiche si sentono forti e invincibili, perché sono in grado di controllare la propria mente, imponendosi di non mangiare e riuscendoci. Quindi si sentono delle divinità, si sentono vincenti. Le ragazze che soffrono di bulimia sono più malleabili, perché loro in realtà si sentono perdenti: loro non riescono a controllarsi del tutto, come dimostrano le super abbuffate a cui si sottopongono». «Stiamo presentando progetti nelle scuole medie per iniziare fin da piccoli a parlare di queste tematiche spinose. La cosa più importante è convincerli che non ci sono cibi “cattivi” ma soltanto comportamenti dannosi»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
