Il Tirreno

la maxi inchiesta della dda 

«L’indagine è nata qui a Massa ma la legge impone Genova»

«L’indagine è nata qui a Massa ma la legge impone Genova»

Il Procuratore Giubilaro spiega che ha dovuto trasmettere  gli atti alla Procura di Genova che è l’unica competente per reati di mafia

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massa

Le dichiarazioni di Gino Angelo Lattanzi, carrarese, della Cna Liguria, colui che lanciò molti allarmi sulle infiltrazioni mafiose nelle cave di marmo, a detta sua inascoltato, non potevano passare sotto silenzio. Il procuratore capo di Massa Carrara, Aldo Giubilaro, non le accetta. Lattanzi, in una recente intervista al Tirreno, ha sostenuto che «le inchieste che riguardano episodi legati alla criminalità organizzata, stranamente partono sempre da altre procure».

Giubilaro risponde: «Per espressa previsione di legge, i reati di criminalità organizzata rientrano nella competenza non della Procura della Repubblica presso il tribunale del luogo, ma della Procura della Repubblica del capoluogo del distretto. Nel caso che qui interessa, quindi, non di Massa, ma di Genova ,nelle persone dei magistrati assegnati alla direzione distrettuale antimafia. Per effetto di questa regola di diritto, la Procura della Repubblica di Massa non può svolgere indagini in relazione a fatti di criminalizzata organizzata, tutt’al più prestare la sua collaborazione alla Procura della Repubblica di Genova, come puntualmente fatto con il sostituto procuratore dottoressa Alessia Iacopini in occasione della recente indagine».

E ancora: «Discende dalla preclusione di legge appena detta che gli eventuali imput che giungono a questa Procura – di estrema utilità ai fini del contrasto della criminalità organizzata e perciò ben accetti – vengono trasmessi a Genova, unica per ragioni di competenza, legittimata ad indagare. Dunque la recente indagine sulla criminalità organizzata portata a termine dalla Procura della Repubblica di Genova in questi giorni ha preso avvio da una denuncia presentata alla sezione di Polizia giudiziaria di questa Procura ed è stata svolta per mesi dalla dr.ssa Iacopini, fino al momento in cui, emersi i fatti e il reato riconducibili alla criminalità organizzata, il fascicolo ha dovuto essere trasmesso alla Procura di Genova» —



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