Il dolore
Mobbing al supermarket, direttore e titolare a processo
Caposettore costretto a fare le pulizie, racconta di essere stato soprannominato "Cenerentola". La procura chiede l'archiviazione mentre il Gip formula il capo di imputazione, senza richiedere un supplemento di indagine
MASSA.Secondo l’accusa, quel cinquantanovenne, dipendente del supermercato Conad di via Simon Musico, è stato maltrattato sul luogo di lavoro. Per l’accusa Sergio Andreoni, legale rappresentante della società proprietaria del punto vendita e titolata all’utilizzo del marchio Conad e Davide Venturini, direttore del supermercato, avrebbero - si legge nel capo di imputazione - «maltrattato il dipendente, escludendolo di fatto dalle mansioni di caporeparto, attribuendogli mansioni inferiori, predisponendo un orario di lavoro tale che effettuasse sempre la chiusura dell’esercizio e quindi le pulizie dei locali, soprannominandolo per tale motivo “Zindarella” (Cinderella, Cenerentola ndr)».
I due imputati - sempre stando alla tesi dell’accusa - «lo avrebbero rimproverato con disprezzo in presenza dei colleghi e dei clienti, seguendolo e controllandolo anche quando si recava in bagno». Avrebbero, insomma, tenuto comportamenti «vessatori costringendolo ad eseguire le mansioni più umili nonostante la sua esperienza e la sua qualifica personale». E quei comportamenti, secondo il dipendente, avrebbero fatto seguito ad un suo rifiuto - questa la tesi di parte - di riconfezionare prodotti non più freschi. I comportamenti contestati dall’accusa configurano il maltrattamento in famiglia: il mobbing, infatti, non è un reato contemplato nel codice penale e l’ambiente di lavoro nel supermercato era così ristretto da poter essere assimilato ad una famiglia, appunto. Il legale rappresentante della società e il direttore del negozio andranno, quindi, a processo.
Dopo la denuncia del dipendente - per ricostruire la vicenda - è stato aperto un fascicolo e gli inquirenti hanno sentito alcuni colleghi dell’uomo. La Procura, però, ritenendo che le dichiarazioni raccolte fossero contrastanti e che non esistesse un quadro probatorio certo, ha chiesto l’archiviazione. A quella archiviazione si oppongono Alessandro Fontana e Luca Benedetti, legali del dipendente, davanti al gip Alessandro Trinci. Per Trinci il quadro probatorio è, invece, così certo che lui stesso formula il capo di imputazione, senza richiedere un supplemento di indagine. Il Pm Alessandra Conforti chiede quindi il rinvio a giudizio, viene fissata l’udienza preliminare e in quella sede il gup Giovanni Maddaleni decide per il processo.
È il risvolto penale di una vicenda già finita davanti al giudice del lavoro Erminia Agostini. Davanti al giudice del lavoro, infatti, il dipendente aveva impugnato due sanzioni disciplinari a suo carico che il giudice - spiega l’avvocato Fontana - ha annullato.
Conad - non coinvolta direttamente perchè è suo il marchio, ma non la proprietà del supermercato - esprime «piena fiducia nei confronti della magistratura, al cui operato serenamente ci rimettiamo. Riteniamo peraltro doveroso segnalare che il Pm, all’esito delle indagini preliminari, aveva presentato richiesta di archiviazione, ritenendo gli elementi acquisiti del tutto contraddittori e insufficienti al fine di sostenere l'accusa. Il Gup ha invece ritenuto di accogliere l'opposizione presentata dall'interessato alla richiesta di archiviazione, disponendo la prosecuzione del giudizio. Siamo pertanto certi che nel corso del procedimento avremo modo di dimostrare la verità dei fatti».
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