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Area di crisi “complessa”: pressing di Regione e sindaci apuani

Benedetta Bianchi
Area di crisi “complessa”: pressing di Regione e sindaci apuani

Ieri il tavolo in Provincia. Il rappresentante del governo apre al confronto per riconoscere la zona apuana “in recessione economica”

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MASSA. Il territorio di Massa Carrara chiede il riconoscimento di stato di «Area di crisi industriale complessa» perché le industrie sono in difficoltà e la disoccupazione in provincia aumenta, soprattutto quella giovanile, con un tasso che è il più elevato di tutto il centro nord. In Prefettura si è riunito il primo tavolo del lavoro alla presenza di Raffaele Fontana, capo della segreteria del sottosegretario di Stato Claudio Durigon e della senatrice della Lega Anna Cinzia Bonfrisco. Presenti il sindaco di Massa Francesco Persiani, il vicesindaco Guido Mottini e il capo di Gabinetto Daniele Pepe; il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale, il presidente della provincia Gianni Lorenzetti, l’assessore alle Attività produttive in Regione Toscana Gianfranco Simoncini. Un tavolo nato a seguito dell’incontro di un mese fa dell’amministrazione massese al ministero del Lavoro, con il sottosegretario Claudio Durigon.

L’amministrazione di Massa ha presentato al tavolo un dossier che mette in risalto «una situazione economico-occupazionale negativa» e che punta a chiedere, come amministrazione, «un intervento forte e condiviso per restituire speranza ai cittadini e permettere una programmazione economica che possa dare respiro ad un tessuto sociale impoverito». Quindi, l’avvio dell’iter per lo status di area di crisi complessa. Un percorso burocratico ed amministrativo non veloce, ma che inizierà fin da subito; a questo primo incontro ne seguiranno altri di carattere tecnico a Roma, a breve ne sarà convocato uno interlocutorio in Regione e con il prefetto Paolo D’Attilio. In questo modo gli amministratori, saranno informati passo passo in modo da sottoscrivere quanto prima i necessari accordi di programma.

L’obiettivo del ministero dello Sviluppo economico, come riferito dal capo segreteria Fontana è «individuare progettualità che possano condurre ad un rilancio del territorio di concerto con le istituzioni». Il governo definisce Aree di crisi complessa quei territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale, non risolvibili con risorse e strumenti di sola competenza regionale. Tradotto significa che sul territorio apuano arriverebbe soldi per una generale riqualificazione.

Una precisazione di Fontana però è stata quasi d’obbligo: «lo status di area di crisi complessa non deve essere perenne, altrimenti sarebbe elemento negativo, deve essere un momento di transizione per uscire velocemente dalla crisi». «C’è la necessità di riportare al centro dell’attenzione il nostro territorio che ancora non è allineato alle altre provincie sotto il profilo del recupero della disoccupazione e delle necessità di reindustrializzazione – ha dichiarato Persiani - i comuni poi dovranno farsi carico di mantenere lo sviluppo». L’impegno maggiore per il collega De Pasquale sarà quello di fare in modo «che ci sia possibilità da uscire presto dallo status altrimenti diventa un circolo vizioso».

Per la Regione, il consigliere del Lavoro Simoncini ha confermato la volontà del governatore Enrico Rossi di riproporre la richiesta di area di crisi complessa già presentata nel 2014. «Il primo tavolo è sempre utile – ha riferito la senatrice Bonfrisco – ma deve condiviso con le forze sociali in campo, le categorie economiche, le rappresentanze dei lavoratori ed è un’iniziativa da cui la Regione non può tirarsi indietro». —

 

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