Il Tirreno

la maxi inchiesta della dda di genova 

«La ’ndrangheta c’è da 20 anni assieme ad un grande silenzio»

MANUELA D’ANGELO
«La ’ndrangheta c’è da 20 anni assieme ad un grande silenzio»

Il carrarese Lattanzi della Cna Liguria più volte denunciò movimenti sospetti  «Abbiamo un tessuto economico debole, fertile per riciclaggio ed estorsione»

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massa

Le indagini sulle infiltrazioni mafiose nella provincia di Massa Carrara della Dda di Genova, che hanno portato a sette arresti (cinque in carcere e due ai domiciliari) stanno sollevando numerose riflessioni, soprattutto da parte di chi certi fatti li ha denunciati per anni. Senza essere ascoltato.

La voce autorevole è quella di Gino Angelo Lattanzi, carrarese, dirigente del dipartimento sindacale Cna Liguria, impegnato da molti anni su legalità e sicurezza. «Quando ho letto dell’ultima inchiesta a Massa non mi sono stupito – inizia – e non mi stupirei se, a breve, di indagini se ne sviluppasse un’altra, capace di ruotare attorno al marmo, alle cave e a tutto ciò che c’è sotto».

Non è la prima volta che Lattanzi parla così, lo fece già nel 2014, nel 2010 e nel 2008: «Quando Gaetano Soffioti, il primo collaboratori di giustizia delle cosche calabresi venne in provincia di Massa Carrara sotto protezione, e subì minacce, se ne dovette andare dopo poco sostenendo che qui non si sentiva al sicuro. E ricordo che nessuno a riguardo disse una parola. Anche quando io denuncia pubblicamente alcune pratiche palesemente legate alla criminalità organizzata, sentii attorno a me un silenzio assordante. Adesso qualcosa si è mosso, Massa ha scoperto di essere terra fertile per la criminalità organizzata. Io ho sempre saputo il perché. Hanno ucciso le aziende, le hanno affossate e una terra dove l’economia è al limite, dove le imprese sono deboli e in affanno è terra fertile per le estorsioni e il riciclaggio, perché è in quel quadro che si inserisce la criminalità organizzata, offrendo agli imprenditori in difficoltà l’aiuto che le banche non danno più». «Oggi appare a tutti più chiaro – continua Lattanzi – il rapporto fin troppo stretto tra il tessuto sociale ed economico della provincia con noti personaggi dei clan della ’ndrangheta. Diventa difficile pensare che la città, in generale, non avesse la percezione di quanto stava accadendo». E ancora: «Non a caso – spiega il dirigente Cna– le inchieste su questi episodi partono sempre da altre procure. Invito chi di dovere ad analizzare la cosa. L’ultima indagine della Dda dimostra che la presenza nel settore delle cave di imprese collegate a famiglie della ’ndrangheta non è fantasia. I movimenti, i rapporti con un certo tipo di imprenditoria sono noti. Non è vero che mancano gli imput, come disse qualcuno anni fa. Stanno ledendo il sistema economico locale; la facilità con cui avvengono determinate operazioni è sconvolgente. Qui si muovono indisturbati da oltre venti anni. Credo che adesso qualcosa stia cambiando».

Intanto da questa mattina sono cominciati gli interrogatori per le cinque persone arrestate in carcere, a Massa, Lucca e Napoli. Nei prossimi giorni si terranno gli interrogatori per i due massesi agli arresti domiciliari —

MANUELA D’ANGELO

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