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come turbavano gli incanti 

Il giochetto delle aste immobiliari: a turno prestanomi acquisivano i beni ma non saldavano e il prezzo calava

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Più si leggono gli atti, più la storia degli appartamenti acquisiti all’asta da Mario Albanese risulta intricata.

I fratelli Mari, Nicola e Francesca, con qualche problema economico di troppo, erano stati costretti a cedere due case all’asta. Secondo gli inquirenti, però, già nel corso delle procedure esecutive avevano tentato ogni strada, in particolare, quella della turbativa d’asta, per scongiurare la perdita degli immobili.

Nelle carte della Procura di Genova si legge che “per rientrare in possesso dell’immobile di proprietà della madre dei due fratelli, si sono più volte aggiudicati il bene tramite dei prestanome concorrenti nel reato”. Cioè, visto che i Mari non potevano partecipare all’asta dei propri beni, li facevano acquisire da terze persone, secondo le indagini, in cambio di denaro.

Nello specifico ad aggiudicarsi l’immobile una prima volta fu Carla Santorelli, la moglie di Carmine Romano, uno dei boss assieme a Massimo Di Stefano e Fabrizio Micheli, amici della famiglia Mari. Un’altra volta toccò a Di Stefano e Romano in veste di legali rappresentanti della My Way, la srl agenzia di servizi finanziari del clan.

Il giochetto era fin troppo scontato: i prestanome versavano la caparra, ma omettevano poi di saldare il prezzo, con conseguente revoca dell’aggiudicazione; in tal modo però ottenevano il duplice obiettivo di far abbassare la base d’asta (per effetto dell’esito infruttuoso dei tentativi di vendita, l’importo minimo per l’aggiudicazione è sceso da 180.000 euro circa a 58.450 euro) e di “allungare” i tempi di permanenza di Francesca Mari all’interno dell’immobile, posticipandone il rilascio.

Quando poi Mario Albanese si aggiudicò gli immobili, non potendo far nulla più per turbare l’asta, il clan iniziò l’opera di “convincimento” per ottenere la restituzione dei due appartamenti.

Sarà proprio Albanese a dire ai Carabinieri che « solo dopo i primi due incontri che ho avuto con Sergio e Giovanni, il primo a Massa ed il secondo in provincia di Caserta, mi sono determinato a vendere la casa a loro..non mi è stata mai data la possibilità di poter mettere l’immobile sul libero mercato. Ribadisco che se non fossero venuti da me Sergio e Giovanni, io la casa non l’avrei venduta né a Francesca, né al suo entourage perché so benissimo che sono persone non solvibili » —

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