Sicurezza
«A Massa sono presenti numerosi gruppi criminali»
Salvatore Calleri, presidente delle Fondazione Caponnetto, lancia l’allarme E aggiunge: lo diciamo da 10 anni, ma troviamo sempre dei negazionisti
MASSA
Salvatore Calleri è un uomo che la mafia e le organizzazioni di stampo mafioso le conosce bene. Stretto collaboratore del giudice Antonino Caponnetto, ha contribuito a fondare la Fondazione che del giudice porta il nome. E quella fondazione la presiede.
È a Salvatore Calleri che, dopo gli arresti del clan a Massa, nei giorni scorsi, chiediamo di fare il punto sulle infiltrazioni mafiose nella provincia apuana perché proprio la fondazione, che sulla mafia conduce studi, aveva lanciato l’allarme.
Dottor Calleri, nei giorni scorsi la Direzione distrettuale antimafia di Genova ha eseguito misure cautelari (in carcere e ai domiciliari) per sette persone e sgominato una banda criminale. Massa, che spesso si sente una quiescente città di provincia, si è scoperta oggetto di infiltrazioni mafiose. La Fondazione l’allarme lo aveva lanciato…
«Lo abbiamo iniziato a lanciare da una decina di anni. Devo dire che ogni volta che abbiamo trattato l’argomento ci siamo trovati sempre dei negazionisti dei fenomeni criminali. Prima della Fondazione lo stesso Caponnetto seguiva tale territorio dai tempi dello strano omicidio di Dazzi (nel 1991 l’ingegner Alberto Dazzi morì sulla sua auto fatta saltare in viale Galilei a Carrara ndr)».
Ci sono dati, a disposizione della Fondazione Caponnetto che lei presiede, che diano la misura delle infiltrazioni di stampo mafioso in territorio apuano?
«La Fondazione Caponnetto non fa indagini e non si basa sui dati, ma sulle analisi su fonti aperte. E per noi la situazione è grave e da non sottovalutare in alcun modo. Massa Carrara è una terra di confine con la Liguria ed è terra in cui son presenti numerosi gruppi criminali. Lanceremo a Massa Carrara un punto di osservazione dell’Omcom (Osservatorio Mediterraneo criminalità organizzata e mafia) che gestiremo con gli amici di Inchiostro Scomodo (il blog gestito da Pierpaolo Santi e Francesco Sinatti ndr)».
Quali possono essere, se ci sono, gli antidoti che le istituzioni e la società civile possono metter in campo per combattere il fenomeno dell’infiltrazione mafiosa in questo territorio?
«Non essere omertosi od autoomertosi. Parlare sul proprio territorio di tali fenomeni».
La crisi economica che da anni mette ko l’economia massese può favorire il fenomeno? E può, dall’altra parte, esserne anche un effetto?
«La crisi perenne dalla quale non riusciamo ad uscire favorisce tale fenomeno. La presenza mafiosa indebolisce l'economia».
Del resto il rischio di infiltrazioni mafiose all’ombra delle apuane emerge anche dal “Secondo rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana”, curato dalla Scuola Normale di Pisa. Da quel rapporto risulta - per citare alla lettera - che «tra le dieci province toscane, quattro di queste si distinguono per l’intensità dei segnali di rischio penetrazione criminale, dal momento che, su più dimensioni di delitti, presentano andamenti positivi e livelli superiori rispetto alla media regionale. Le quattro province sono: Grosseto, Livorno, Prato e Massa Carrara. In particolare, quest’ultima, - la nostra quindi - rispetto alle altre province, è l’unica a presentare un aumento in tutti quegli indicatori che misurano fenomeni di intimidazione e violenza criminale». —C.S.
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