Sicurezza
La scelta controcorrente di Baldini: «Rinuncio alla clausola da 500mila euro»
L’allenatore (a stipendio zero) della Carrarese ha deciso: «Se mi mandano via non dovranno darmi un centesimo»
CARRARA. Pasta integrale al sugo. Acqua minerale, pera, camomilla e un annuncio, fatto passare con estrema semplicità. La stessa del suo pranzo consumato alle 12 in punto insieme ai suoi ragazzi.
Silvio Baldini è fatto così e con la sua normalità riesce sempre a stupire.
«Ho rinunciato alla clausola da 500mila euro - dice - Se vogliono mandarmi via dalla Carrarese non dovranno darmi nemmeno un centesimo. È stata una scelta personale , ho fiducia nei dirigenti della società, abbiamo costruito un rapporto sereno, fatto di amicizia e stima. La clausola, a questo punto non aveva alcun senso. Ho deciso io di toglierla».
Insomma, non è proprio da tutti. Non è da tutti decidere di rimettersi in gioco, a Carrara, dopo aver presidiato panchine di B e di A. E, soprattutto, non è da tutti farlo gratis. A stipendio zero.
Così era cominciata (o ricominciata visto che una prima esperienza l’aveva avuta già parecchi anni fa) due anni fa l’avventura di Silvio Baldini nella società azzurra. Con una clausola precisa: niente ingaggio, niente soldi ogni mese ma 500mila euro in caso di esonero.
Una sorta di garanzia in caso l’avventura sulla panchina della Carrarese fosse naufragata o finita male per mister Baldini.
Ecco, adesso, dopo un campionato e mezzo, il mister ci ripensa e decide: niente clausola.
«Ma io a questa cosa non vorrei nemmeno farci troppapubblicità - si limita a dichiarare Baldini - Lo ribadisco è una mia scelta. Io ho fiducia nel mio gruppo, nei ragazzi e in questi dirigenti che sono diventati amici. Mantenere la clausola, in queste condizioni, non avrebbe avuto senso. Io sono fatto così».
Una lezione di stile e di sportività che arriva da uno dei luoghi simbolo della Carrarese Baldini-style, la mensa dello stadio dei Marmi. Quella dove, da un anno e mezzo fanno colazione, pranzo e cena l’allenatore, il suo staff e i ragazzi.
«Maccarone ha detto che in Inghilterra lui era già abituato a questo modo di consumare i pasti, insieme ai compagni e allo stadio - spiega - Non posso far altro che aggiungere che in Inghilterra sono avanti perché questo è un modello in cui credo moltissimo e che dà grandi risultati».
Una formula che, anche in questo caso, rispecchia proprio la semplciità e concretezza di Baldini.
Una tavola self service con pasta integrale (l’ultima volta erano mezze penne) e due tipi di condimento: sugo di pomodoro o pesto. Poi, sempre presente, il riso da condire con olio e formaggio.
Il secondo varia a seconda dei giorni: dal petto di pollo alla griglia al salmone, alla bresaola. Contorno di verdure bollite e al posto del sale il gommasio.
Pane integrale o gallette e frutta fresca e di stagione.
Un menù equilibrato, con piatti di facile digestione. Piatti di carta perché qui non ci si formalizza.
I giocatori mangiano tutti insieme, nelle tavole (con la tovaglia azzurro cielo) apparecchiate una accanto all’altra. Il mister è nella sala accanto (non ci sono porte o muri divisori) con il suo staff: la tovaglia in questo caso è l’unico cambiamento, è a scacchi bianchi e blu.
Insomma più che a un ristorante sembra di essere a una sorta di convitto dove si mangia insieme, in poco tempo e poi si ritaglia qualche minuto per il caffè: sempre all’interno dello stadio.
Una formula semplice che è riuscita a fare un grande miracolo: dare ancora più cemento a un gruppo che sta facendo sognare la città e i suoi tifosi. Una Carrarese operaia e formato famiglia dove un piatto di pasta (integrale of course) fa la differenza. —
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