Sicurezza
«Ho sognato papà, era brutto e voleva gettarmi dal pontile»
I racconti alla psicologa di una bambina che ha assistito ai maltrattamenti Alla sbarra c’è il padre, è accusato di aver picchiato la figlia più grande
MASSA
A raccontare allo psicologo della scuola che papà la picchia è stata lei. Ed è lei, con quei racconti, a portare il padre in tribunale, alla sbarra con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Se è lei a prendere le botte, anche la sorella - sostengono gli inquirenti - è vittima di violenza, seppur passiva: vede picchiare la sorella più grande, la sente piangere, sa dei suoi lividi. Così ieri, durante l’udienza, di fronte al giudice monocratico Valentina Prudente, è quella seconda figlia più piccola a diventare protagonista. Perché è lei che potrebbe, da testimone, riferire al giudice cosa accadeva a casa di papà. Un testimone da “tutelare” tanto che la giudice Prudente, nel corso dell’udienza dello scorso giugno, ritiene che debba essere un consulente psicologo a dire se la ragazzina possa sostenere un interrogatorio. E ieri mattina la consulente spiega che l’adolescente l’interrogatorio può reggerlo anche se - aggiunge - diventa difficile valutare l’attendibilità delle sue dichiarazioni che potrebbero essere condizionate dall’ambiente familiare. Mamma e papà, infatti, sono separati e le due sorelle sono in affido. Un quadro delicato.
Testimone, quindi, la sorella più piccola, ma - emerge nel processo - anche vittima di violenza “assistita”. A descrivere gli effetti di quella violenza sulla ragazza più piccola, in aula, è la psicologa che l’ha incontrata in 4 o 5 sedute. Racconta alla giudice che la bambina le ha confidato di aver paura del padre, di fare incubi, di aver sognato un uomo brutto con la faccia di suo papà che voleva gettarla dal pontile, a Marina di Massa. Un racconto forte quello della psicologa, così forte da indurre il padre, difeso dall’avvocato Riccardo Balatri, a rendere dichiarazioni spontanee durante l’udienza.
L’imputato spiega al giudice di non sapere a che titolo la psicologa abbia visitato sua figlia e misconosce la firma apposta sul modulo per il consenso alle sedute psichiatriche. Del resto la difesa, dalla prima udienza, non soltanto sottolinea che non ci sono nè referti, nè denunce a carico del padre, ma sostiene che non ci siano stati maltrattamenti: gli episodi li avrebbe inventati di sana pianta la ragazzina.
La vicenda risale al 2015: a rivelarla l’adolescente, allora dodicenne, dopo essere stata rimproverata dalla professoressa e dalla preside per comportamenti scorretti nei confronti di alcune compagne. Comportamenti che hanno fatto decidere alla scuola di far seguire la ragazzina da uno psicologo a cui, dopo un paio di sedute, la dodicenne avrebbe confidato: «Io faccio la bulla perché papà mi picchia». Lo psicologo ha informato la dirigente, quindi sono scattate le segnalazioni ai servizi sociali e alle forze dell’ordine. È stato aperto un fascicolo affidato al pm Alessandra Conforti e ora il padre è alla sbarra con l’accusa di maltrattamenti. —
CHIARA SILLICANI
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