Il Tirreno

pronto soccorso 

Salvano un bimbo di 2 mesi e fanno nascere una piccolina

CHIARA SILLICANI
Salvano un bimbo di 2 mesi e fanno nascere una piccolina

Mentre alcuni medici e infermieri rianimano il neonato già in arresto cardiaco altri colleghi aiutano a partorire in auto una mamma arrivata dalla Liguria

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MASSA

Lui di essere un bambino molto coraggioso lo aveva già dimostrato quando, venuto al mondo prima del previsto, ha combattuto per crescere e farcela con le sue forze. Ieri, soltanto due mesi, ha ribadito che il coraggio non gli manca.

È arrivato all’ospedale in gravissime condizioni: il suo cuoricino era in arresto cardiaco. Ma lui di arrendersi proprio non ha voluto saperne e ce l’ha fatta: lo hanno riconsegnato alla vita i medici del pronto soccorso. Lo hanno rianimato e hanno visto il suo piccolo torace tornare a sollevarsi: il neonato respirava. Proprio mentre un altro piccoletto, questa volta una femminuccia, si affacciava alla vita e scopriva il volto della sua mamma nella camera calda del pronto soccorso, quella in cui posteggiano le ambulanze e le macchine che trasportano pazienti in urgenza.

Una giornata speciale quella di ieri al pronto soccorso dell’ospedale apuano, diretto dal dottore Alberto Conti, una giornata di tensione, di lavoro e di grande soddisfazione. Sono da poco passate le 13 quando il bimbo di due mesi arriva in viale Mattei: nato prematuro deve fare aerosol e istillazioni di acqua per tenere pulite le vie respiratorie ed evitare problemi ai bronchi e ai polmoni. Ma un po’ d’acqua - spiega il primario - finisce nella trachea del piccolo che non respira, è in arresto cardiaco.

I medici del pronto soccorso non perdono un attimo, non c’è tempo per il trasferimento in reparto: iniziano immediatamente le manovre di rianimazione per i neonati e presto vedono quel piccolo corpo tornare alla vita. Il bimbo respira, il suo torace si solleva. Medici e infermieri del pronto soccorso hanno le lacrime agli occhi e consegnano il piccolo paziente nella mani di pediatri, neonatologi e anestesisti. Le condizioni del bambino sono stabili, anche se il piccolo rimane in prognosi riservata.

Hanno la lacrime agli occhi anche nella camera calda del pronto soccorso, la grande stanza in cui arrivano ambulanze e auto con pazienti urgenti. Pochi minuti dopo l’arrivo del piccolo in arresto acrdiaco, si precipita in pronto soccorso una donna di 43 anni: ha il pancione. È di Lerici, ma ha deciso di partorire all’ospedale delle Apuane. Ha iniziato ad avere i primi dolori alle 10, poi il travaglio si è fatto sempre più rapido. La mamma, alla seconda gravidanza, sente che la sua bambina ha fretta di conoscere il mondo, sente che sta uscendo. Si precipitano i medici e gli infermieri del pronto soccorso, quelli che non sono impegnati con la rianimazione del bambino. La mamma non ha neppure il tempo di scendere dall’auto, la bambina si sta facendo strada da sola, la sua testina ha già lasciato il pancione per affacciarsi alla vita.

Le prime braccia che conosce Isabel - questo il nome della bimba - sono quelle dell’infermiera del triage. Addetta all’accoglienza dei pazienti e ad una prima diagnosi, è accorsa anche lei in camera calda ed è lei ad abbracciare, commossa, quel frugoletto.

La bambina sta benissimo e sta bene anche la mamma nonostante la corsa verso l’ospedale e il timore di non riuscire a partorire nella sicurezza di un ospedale e di un’assistenza medica.

Al Pronto soccorso si piange ieri pomeriggio. È il pianto di chi ha visto nascere la vita. Di chi alla vita ha riconsegnato un bambino. —

CHIARA SILLICANI



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