Il Tirreno

l’inchiesta 

Furti di gasolio al deposito Ctt, appello della procura al Riesame

Chiara Sillicani
Furti di gasolio al deposito Ctt, appello della procura al Riesame

Secondo il pubblico ministero l’obbligo di firma è una misura troppo “contenuta”. Per i nove indagati non è mai scattato neanche il divieto di andare a lavoro

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MASSA

A decidere lunedì sarà il tribunale del Riesame. Perché è al tribunale del Riesame che ha presentato appello Roberta Moramarco, il pubblico ministero titolare dell’inchiesta sui furti di gasolio e utensili nel deposito della Ctt. Al Riesame, competente su tutti i provvedimenti restrittivi della libertà personale, ci si rivolge, infatti, in tema di misure cautelari: per gli indagati, il pm ha chiesto gli arresti domiciliari, ma Giovanni Maddaleni, giudice per le indagini preliminari ha, invece, scelto l’obbligo di firma. Contestualmente non è scattata alcuna misura interdittiva che impedisca ai dipendenti di andare al lavoro. Dal 13 ottobre scorso, quando sono scattate le perquisizioni e i nove indagati hanno scoperto di essere oggetto di indagine, nessuno di loro ha più varcato il cancello del deposito e dell’officina del Ctt in via Catagnina. Non lo hanno fatto i dipendenti diretti della compagnia, non lo hanno fatto i lavoratori di ditte esterne in servizio al deposito. La Compagnia ha, infatti, deciso di sospendere, in via precauzionale, i suoi dipendenti attivando un iter disciplinare che consente al singolo lavoratore di presentare memorie e controdeduzioni. Non solo, la stessa Compagnia ha chiarito alle ditte esterne che sarebbe stata loro garantita la prosecuzione del contratto in essere la Ctt, soltanto se non avessero più mandato in deposito o in officina i lavoratori rimasti coinvolti nell’indagine. Nessuno è più tornato in via Catagnina, quindi, ma non per motivi di natura penale: penalmente, non essendoci misure interdittive, niente impedisce agli indagati di entrare in servizio. Ecco, quindi, che il pubblico ministero, convinta che i motivi per la misura dei domiciliari sussistano ancora, si rivolge al Riesame e chiede almeno misura interdittiva che impedisca ai dipendenti di andare sul luogo di lavoro. L’udienza al Riesame è prevista lunedì alla presenza dello stesso pm e dei difensore dei nove indagati.

L’inchiesta sui furti alla Ctt è emersa il 13 ottobre quando gli iscritti nel registro, a cui viene notificato il decreto di perquisizione, scoprono di essere stati ripresi dalle telecamere installate dagli investigatori. Le perquisizioni scattanonel deposito Ctt, nelle abitazioni e nelle auto degli indagati perché è proprio nelle vetture che spesso finivano le taniche di gasolio o gli attrezzi prelevati dall’officina. L’accusa è convinta - e lo spiega nel decreto - che le perquisizioni siano state necessarie per rinvenire «corpo del reato e tracce pertinenti il reato». In parole meno giuridiche: taniche, bidoni, o contenitori con gasolio, «registri carburante o relativi al carico scarico, cartellini di presenza e documentazione afferente il servizio e gli orari svolti dal personale». I reati contestati sono in gran parte l’appropriazione indebita e furto. Si contesta il peculato a chi ha agito «in qualità di pubblico servizio». E a chi ha sottratto il gasolio, il pm contesta anche di averlo fatto con «mezzo fraudolento». Insomma, di essersi dovuto attrezzare con tubi di aria compressa per aspirare il carburante. —
 

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di Redazione web