Sicurezza
Banconote e titoli di credito falsi e stampati in tipografia
L’attività è stata sequestrata, ma è completamente estranea alla vicenda la titolare Nel mirino degli inquirenti una sua dipendente
MASSA
“Noi questo posto di m.. lo governiamo”. “ Noi Massa non la comandiamo, la governiamo”. Carmine Romano parla con Massimo di Stefano, quindi con la moglie: è certo di avere la città in mano, di gestirla.
È quanto emerge con chiarezza, secondo gli inquirenti dalle intercettazioni telefoniche. Intercettazioni che disegnano - come ribadisce l’accusa - un gruppo criminale che ha “diversificato” le sue attività: non soltanto l’estorsione, ma anche - si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - l’usura o - come la definiscono gli stessi i inquirenti, «un’attività di “recupero crediti” posta in essere con modalità estorsive» e la falsificazione di banconote e titoli di credito.
Per falsificare denaro Massimo Di Stefano, Carmine Romano e Sergio Romano si sarebbero avvalsi - si legge in atti - «della preziosa collaborazione di Federica Pinarelli (indagata per cui non sono scattate misure cautelari ndr), dipendente della tipografia Alberti di Massa, luogo ove verrebbero stampate le banconote ed i titoli di credito... si tratta di otto titoli... per un importo complessivo di 15 milioni di euro».
Quella tipografia, nel centro della città, in piazza Liberazione, ieri è stata sequestrata dai carabinieri (completamente estranea alla vicenda la titolare dell’attività che non è in alcun modo coinvolta nell’indagine della Dda). Il sequestro è scattato proprio perché gli inquirenti ipotizzano che lì, con la collaborazione della dipendente, siano state falsificate banconote e titoli di credito. —
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