Gioco
Guerra alle tariffe: gli imprenditori fanno opposizione con 11 osservazioni
Oggi i concessionari pagavano tutti 17,30 euro a tonnellata. Lotta al contributo di estrazione del 10% e al nuovo canone
massa
Imprenditori sul piede di guerra a Massa: inizia la battaglia per le tariffe del marmo.
In Comune sono pervenute 11 osservazioni all’atto di indirizzo dell’amministrazione massese che, di fatto, modifica il valore medio del prezzo di mercato del marmo per ogni singola cava. Significa, in pratica, che il Comune imporrà ai concessionari di pagare molto più di quanto pagano oggi e che, ovviamente, gli imprenditori del marmo non sono d’accordo.
Gli uffici hanno seguito l’iter alla lettera: dopo aver pubblicato la delibera di giunta sull’albo pretorio è partito il percorso di partecipazione per i concessionari, che avevano 15 giorni di tempo per presentare le loro osservazioni, correlate di dati, statistiche e, possibilmente, fatture, come aveva chiesto l’assessore al Bilancio Pierlio Baratta.
Nelle osservazioni gli imprenditori, presumibilmente, cercheranno di dimostrare che il loro marmo non è così pregiato come lo studio dell’Università di Siena ritiene, per farsi riconoscere importi minori e pagare meno del previsto. Gli uffici comunali valuteranno le osservazioni, insieme a Siena, per altri 15 giorni prima di decretare quelle ammissibili e quelle no, senza altre possibilità di appello, visto che il metodo utilizzato dal Comune per stabilire le nuove tariffe viene riconosciuto come “scientifico”. A inizio anno, se tutto va come deve, il Comune avrà messo nero su bianco le nuove modalità di pagamento e gli importi previsti, come chiede la legge regionale 35. Nello specifico: i titolari di cava dovranno al Comune un contributo di estrazione pari al 10% del valore medio del loro marmo (stabilito dallo studio dell’Università di Siena). Più il marmo è pregiato, più si paga. Non come oggi che tutti pagano la stessa cifra, 17,30 euro a tonnellata. In futuro la forbice andrà dai 16,82 euro ai 35,40 euro. Soldi a cui andrà aggiunto, poi, anche il canone concessorio, su cui si apre un’ulteriore partita. Il canone andrà calcolato in base a quantità e qualità dei marmi e in base alla capacità produttiva di ogni cava e il risultato dovrà essere definito da un regolamento comunale, che l’amministrazione ha tempo fino al 30 giugno 2019 per redigere. Il divario di costi è elevato.
L’Università di Siena, ad esempio, ha stabilito che cava Rocchetta Caldia produce il marmo migliore, tra Calacatta, Arabescato e Venato, per un valore di 354,40 euro a tonnellata. Con il nuovo metodo, la cava dovrà pagare un contributo di estrazione del 10%, che equivale a 35,4 euro a tonnellata (il valore più alto tra le 17 cave attive massesi), a cui, dopo l’estate 2019, dovrà aggiungersi anche il canone concessorio. Oggi, quella cava paga “soltanto” 17,30 euro, frutto di una storica tassa marmi estense, di un canone concessorio irrisorio (da 20 centesimi al metro quadro) e di un canone marmo (del 1996). Era scontato, dunque, che gli imprenditori del settore lapideo producessero le loro osservazioni, ancora in fase istruttoria e dunque non pubbliche.
Pare che, a sentire gli uffici, però, non sia stata presentata al Comune alcuna documentazione fiscale che supporti pienamente le osservazioni —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
