Il Tirreno

Cercatore di funghi salvo dopo tre notti nel bosco: «Dormivo sotto le frasche»

Libero Red Dolce
Cercatore di funghi salvo dopo tre notti nel bosco: «Dormivo sotto le frasche»

Domenica mattina ha seguito un torrente fino a una casa nel bosco dove ha chiamato. «Mi sono perso quando è scesa la nebbia, ho bevuto tanto e mangiato niente»

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ZERI. Il bosco e la nebbia lo avevano inghiottito per tre giorni, ma Vito Rotondo, 38enne originario di La Spezia, ha resistito e alle 8.30 di domenica mattina, al quarto giorno dopo la scomparsa, ha messo fine alle ricerche con una telefonata alla compagna: «Sto bene, tutto a posto. Venitemi a prendere, non vedo l’ora di tornare a casa».

Una tre giorni da professionista della sopravvivenza estrema. Senza cibo, circondato dalla nebbia e costretto a dormire all’aria aperta, con la pioggia a tormentare le nottate. I giorni passavano e le speranze si affievolivano, ma è stato proprio lui, sfruttando la schiarita decisa di domenica mattina, a ritrovare la strada percorrendo un torrente. «Ho vagato per tanto tempo alla ricerca della strada maestra – ha raccontato Rotondo ai carabinieri quando sono andati a recuperarlo – perché quando le condizioni meteo nel pomeriggio di giovedì sono diventate molto preoccupanti, ho perso l’orientamento. E’ stata “colpa” della nebbia che è calata all’improvviso mentre il sole stava andando giù e a quel punto non sono più riuscito a ritrovare il sentiero giusto».

Si può parlare di colpo di fortuna, certo, perché Rotondo seguendo il torrente si è imbattuto in un’abitazione quasi per caso. E lì è stato accolto dai padroni di casa, che dopo averlo rifocillato, gli hanno dato il telefono per chiamare casa e avvertire tutti che l’incubo era finito.

Ma ridurre tutto alla fortuna sarebbe ingiusto. Perchè dopo l’ultimo contatto con la compagna, giovedì pomeriggio, quando avvisava che sarebbe salito ancora un po’ più su alla ricerca di funghi, Rotondo era scomparso dai radar. Nessuna sua notizia, solo un avvistamento in paese con le scarpe da ginnastica ai piedi. E tre giorni di silenzio non alimentano pensieri positivi.

Immediate erano partite le ricerche, con i carabinierid ella stazione di Zeri e della compagnia di Pontremoli all’inizio, e poi una task force composta dal Soccorso Alpino di Carrara, di Massa e dell’intera Tosana, con una squadra in appoggio anche dalla Spezia, i cani molecolari della finanza, le unità aeree levatesi in volo dalla base militare di Maristaeli a Sarzana, gli speleologi liguri. Una task force che per tre giorni però ha raccolto poco.

Una speranza venerdì, quando il cellulare di Rotondo viene individuato per pochi attimi. E la speranza che si riaccende. «Ho pensato che mi avreste trovato, senza dubbio primo o poi sarebbe accaduto – ha raccontato – soprattutto quando venerdì pomeriggio e ieri mattina (sabato), ho visto gli elicotteri sorvolare il bosco. Ho provato a togliermi la maglia usandola come una bandiera grazie a un ramo, ma essendo un tessuto di colore mimetico, non è stato notato. Nel frattempo ho cercato di evitare crepacci e scarpate, in quella zona ce ne sono molti, non ho mangiato nulla un po’ perché non ho trovato cibo che conoscevo, un po’ perché non mi sono fidato. Ma ho bevuto molta acqua dai ruscelli. Le notti le ho passate coprendomi con frasche e piante asciutte grazie alle quali non ho sofferto il freddo più di tanto e sono riuscito anche a ripararmi dalle piogge». Domenica il cammino lo ha riportato tra le braccia delle famiglia, grazie a quella casa nel bosco. Un po’ deperito, ma felice, felicissimo, di avere ritrovato la strada.

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di Redazione web