Gioco
Una sana alimentazione può aiutare a combattere le malattie cardiovascolari
Il convegno a palazzo Ducale organizzato da “Un cuore un mondo” parla di prevenzione: fa bene l’ attività fisica per 75 minuti a settimana
massa
Un viaggio tra le consuetudini di vita e le pratiche virtuose per una vita serena: questo il tema dell’incontro organizzato dalla onlus “Un cuore un mondo”, che si è tenuto nella Sala della Resistenza di Palazzo Ducale di Massa, in collaborazione con la Fondazione “Monasterio”.
Un incontro che ha focalizzato l’importanza della sana alimentazione soprattutto per la prevenzione delle malattie cardio vascolari e metaboliche, diabete in testa. «La cardiopatia ischemica – ha detto il dottor Berti – è ancora la prima causa di morte (28%), mentre gli accidenti cerebrovascolari sono al terzo posto (13%), dopo i tumori».
Quali i fattori di rischio? «Possono essere modificabili, ovvero suscettibili di correzione, come l’ ipertensione, il diabete, l’obesità, il fumo e la sedentarietà, oppure “non modificabili”, cioè l’età, il sesso, la familiarità positiva per malattie cardiovascolari. Pertanto, una decisa azione preventiva deve essere attuata sin dalla giovane età al fine di riconoscere i soggetti a maggior rischio e sensibilizzare la popolazione ad alcune corrette abitudini tese a garantire uno stile di vita sano.
Un regime alimentare equilibrato, caratterizzato da un elevato apporto di vegetali, una base lipidica costituita da olio extravergine d’oliva ed un limitato apporto di latticini a basso tenore di grassi rappresenta il punto di partenza per intraprendere un corretto regime preventivo».
L’esperto cardiologo si è poi soffermato sull’importanza dell’attività fisica: «Questa – ha detto Berti – gioca un ruolo cruciale sinergico con quello dell’alimentazione. In particolare, per bambini ed adolescenti (5-17 anni) le raccomandazioni indicano la pratica di almeno 60 minuti al giorno di attività fisica intensa. Per gli adulti, invece, si raccomandano attività prevalentemente aerobiche di circa 150 minuti a settimana o attività moderatamente vigorose di circa 75 minuti a settimana».
Stilando le conclusioni il Direttore dell’Unità Operativa complessa di Cardiologia Diagnostica Interventistica dell’Ospedale del Cuore ha concluso: « Il progresso tecnologico degli ultimi decenni ha portato allo sviluppo di interventi di cardiologia interventistica che, mediante un approccio mininvasivo, consentono un trattamento immediato e meno cruento delle sindromi coronariche acute ed anche di disturbi valvolari come la stenosi aortica o l’insufficienza mitralica.
Grandi passi, poi, sono stati compiuti anche sul fronte dell’aritmologia con lo sviluppo di tecniche di ablazione sempre più precise, in grado di eliminare le zone del cuore responsabili dei “cortocircuiti” che danno luogo a problematiche aritmiche particolarmente diffuse, come la fibrillazione atriale.
Se la cardiologia interventistica avanza prepotentemente, la cardiochirurgia non perde terreno ed in molti casi rimane l’unica scelta possibile per una risoluzione brillante e duratura di talune patologie cardiovascolari particolarmente invalidanti. Infine, la terapia farmacologica, resta la base per un approccio di successo alla patologia cardiaca» —
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