Sicurezza
«Basta con la marmettola: a rischio anche l’acquedotto»
Legambiente lancia un nuovo allarme sui “rifiuti” prodotti dalle lavorazioni in cava e chiede il pugno duro: multe salate e stop della concessione a chi non è in regola
CARRARA. Ogni volta è così: a ogni ondata di maltempo le acque del Carrione si imbiancano e si intorbidano a causa della marmettola e delle terre di cava portate a valle dalla pioggia. Un fenomeno che si ripete “da sempre” e che adesso viene di nuovo messo nel mirino da Legambiente. Che chiede norme più severe per chi attenta alla vita del fiume e parla di “inquinamento autorizzato”. «Finché non si affronterà il nodo fondamentale: il rilascio di autorizzazioni prive di prescrizioni adeguate (equivalenti, di fatto, a licenze a inquinare) e finchè non ci saranno sanzioni per le inadempienze, il problema non potrà essere risolto», dice l’associazione che ha messo a punto un nuovo studio sul fenomeno marmettola corredato di eloquenti foto e con un allarme in più: «Ormai il Carrione si imbianca dacosì tanti anni che molti carraresi vi si sono assuefatti e quasi non ci fanno più caso. Forse, sarebbero più preoccupati e indignati se sapessero che l’intorbidamento del Carrione è solo il segnale visibile di un altro fenomeno, invisibile ma ancor più pericoloso: la stessa acqua (anzi, ancor più torbida) finisce, infatti, nelle 12 sorgenti che alimentano l’acquedotto cittadino. Il fenomeno è poco percepito dai cittadini perché l’impianto acquedottistico è dotato di sensori di torbidità che escludono dalla rete le sorgenti la cui torbidità supera una determinata soglia (tale da rendere le acque non trattabili dagli impianti di filtrazione, pur potenti). Pertanto i cittadini se ne accorgono solo quando tutte le sorgenti sono contemporaneamente inquinate. È proprio la rarità dell’evento contemporaneo che fa percepire come rari anche i casi, molto frequenti, di inquinamento di una o più sorgenti». Insomma: a rischio c’è anche l’acqua che beviamo.
Sulle responsabilità dell’inquinamento nessun dubbio: la marmettola e le terre che intorbidano i fiumi e le sorgenti non sono altro che rifiuti del taglio del marmo nelle cave che le imprese abbandonano e non smaltiscono in modo corretto. Molti piazzali di cava, vie d’arroccamento e ravaneti sono oggi stracolmi di terre. Che le piogge dilavano e portano nelle acque superficiali e sotterranee. «L’abbandono di terre e marmettola al monte – accusa Legambiente – è un comportamento spregevole e irrispettoso dell’ambiente e delle risorse della comunità. E scandalizza, che tali pratiche siano tollerate o addirittura autorizzate dall’amministrazione comunale. Vero, da qualche anno anche il Comune di Carrara prescrive la pulizia delle superfici di cava (mentre ammette marmettola e terre nelle rampe e nelle vie d’arroccamento); tuttavia, non prevedendo sanzioni, tale prescrizione resta del tutto inefficace. Di fatto, pertanto, l’autorizzazione equivale a una licenza a inquinare».
Gli ambientalisti chiedono dunque l’emanazione di un’ordinanza “cave pulite come uno specchio” come quelal adottata a Massa dove dal novembre 2017 un’ordinanza stabilisce sanzioni fino a 3.000 euro e soprattutto la sospensione dell’attività di cava a chi non si mette in regola, che ha già portato al fermo di alcune attività estrattive».
Alla Regione, Legambiente chiede infine più conrtolli e l’introduzione nella legge regionale 35/2015 sulle cave, accanto alle sanzioni pecuniarie previste, anche la sospensione dell’autorizzazione nel caso di violazioni delle prescrizioni ambientali; e il suo ritiro nel caso di recidiva. —
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