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Quando nel sottopasso c’erano vetrine e mostre «Un’epoca non ripetibile»

MANUELA D’ANGELO
Quando nel sottopasso c’erano vetrine e mostre «Un’epoca non ripetibile»

Era la fine degli anni Settanta Il sottopassaggio di viale Eugenio Chiesa era illuminato pulito e sicuro. Nessuno si  sognava di compiere vandalismi

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massa

Era la fine degli anni Settanta quando a Massa furono inaugurate le vetrine nel sottopassaggio di viale Eugenio Chiesa.

La foto, color seppia, che rappresenta due signorine affascinate dalle vetrine, testimonia che Massa ha vissuto un’era scintillante, quando ogni parte della città riusciva a d essere valorizzata e quando al commercio si dava l’importanza che merita.

«Ricordo benissimo quel periodo – racconta Giuseppe Pieretti, presidente Confcommercio di Massa Carrara – anni che non potranno mai più essere ripetuti. I più grandi negozianti di Massa, da Beghini, a Talamoni, Tullio, avevano il privilegio di esporre nel sottopassaggio, che era un luogo di incontro, pulito, sicuro, fulcro della vita cittadina. Abbiamo sempre avuto delle eccellenze e lì erano radunate. Si passava durante lo struscio del sabato pomeriggio e si dava un’occhiata al meglio che i negozi potevano offrire nei fondi di via Beatrice, o viale Chiesa».

La foto delle splendide vetrine del sottopasso, è stata pubblicata da un cittadino sul gruppo facebook “Massa in cartolina” e non sono mancati gli amarcord. C’è chi ricorda che venivano fatte anche mostre di pittura, che gli artisti esponevano quadri delle loro gallerie e che c’era un caratteristico venditore di biglietti della lotteria, forse cieco, sempre educato e gentile. Era tutto illuminato, i commercianti tenevano il sottopassaggio pulito e la sera veniva chiuso, per salvaguardare la merce. «Era una città moderna e progressista – commenta un cittadino – con i figli degli operai che andavano per la prima volta al liceo e nessuno che si sognava di compiere atti di vandalismo”. Sulla data dell’inaugurazione delle vetrine di viale Chiesa ci sono testimonianze contrastanti, la data della loro chiusura, invece, è certa. Siamo agli inizi degli anni Novanta, le vetrine cominciavano a venir danneggiate, la società inizia a cambiare, come il senso degli spazi pubblici. Un periodo di gloria, insomma, durato soltanto 10 anni.

«Era un’altra epoca – conclude Pieretti – che oggi non sarebbe replicabile. I problemi del commercio sono altri, c’è fin troppa esposizione on line, dobbiamo riappropriarci della gioia di vendere —

MANUELA D’ANGELO

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