Finanza
«Mio padre, il massone che denunciò Gelli»
Il figlio di Ermenegildo Benedetti, Carlo, replica al presidente del consiglio comunale: «Cita mio babbo, sarà per affetto»
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Il nome di suo padre, Ermenegildo Benedetti, lo ha letto per due volte sulla pagina del giornale. Si parla di massoneria in questi giorni e il nome del grande accusatore della P2 salta fuori quasi in automatico. A farlo sono Claudio Palandrani, architetto «massone con orgoglio» che lo cita come esempio virtuoso. E poi lo nomina anche Stefano Benedetti, presidente del consiglio comunale, per provare a spiegare come il suo nome compaia nelle liste della massoneria. «Mi confonderanno con mio zio Ermenegildo (non “nonno” come erroneamente scritto ieri, ndr).».
Il figlio, Carlo Benedetti, ex giornalista Rai, legge gli articoli, valuta. Affiorano i ricordi di quella stagione difficile, tra interviste alla sede Rai di Milano con Enzo Biagi e il telefono di casa che squilla di continuo. La massoneria deviata sembrava, e in parte era, il mostro che stava divorando l’Italia nascosto nell’ombra. E suo padre, insieme a pochi altri, decide di denunciare pubblicamente. Di fare il nome di Licio Gelli.
Il Tirreno lo ha contattato per chiedergli un opinione riguardo a questa nuova, forse inattesa, visibilità del genitore. «Ringrazio sentitamente l’architetto Claudio Palandrani, figura di altissimo spessore culturale e morale. Uno che potrebbe fare il presidente del consiglio. Lo ringrazio per il richiamo alla figura di mio padre, per avergli reso merito. So che tutti non la pensano come lui, ma posso capire».
Ma Palandrani non è l’unico a citarlo. «Sì, ho visto. Anche Stefano, siamo cugini. Capisco che lui si sia sentito, per così dire, chiamato in causa. Ha uno stato d’animo differente. Penso che se uno è tranquillo, non ha niente da temere. Richiamarlo come “antenato” però, uno scambio di nomi pare difficile. Non so, magari è un’omonimia con un altro Stefano nella lista. Come io sono affezionato al ricordo di mio zio Mauro, capisco che lui lo sarà a mio padre, Ermenegildo». —
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