Il Tirreno

la grande guerra 

Lizzatori, cavatori e contadini «In mille non sono tornati»

David Chiappuella
Lizzatori, cavatori e contadini «In mille non sono tornati»

Nel volume dell’ingener Ezio Della Mea e dell’ammiraglio Enzo Menconi ci sono i nomi dei caduti carraresi nel primo conflitto mondiale e la loro epopea 

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CARRARA

L’epopea dei soldati carraresi nella grande guerra. “1.000 non sono tornati”. Questo il titolo del libro scritto dall’ingegner Ezio Della Mea e dall’ammiraglio Enzo Menconi, che, per la prima volta, documenta i nomi dei caduti carraresi nella prima guerra mondiale.

Il volume, pubblicato da Gd Edizioni di Sarzana grazie al contributo di Franco Barattini, è stato presentato dagli autori in municipio durante un incontro apertosi con i saluti del sindaco Francesco De Pasquale e da un’introduzione dell’architetto Claudio Palandrani, presidente dell’associazione Apuamater.

L’iniziativa rientrava tra le manifestazioni celebrative “In cammino verso la Costituzione”, organizzate da Apuamater e dal Comitato per la promozione dei valori risorgimentali di Massa, di cui è responsabile Della Mea e patrocinate dal Comune di Carrara per commemorare i cento anni dalla fine del primo conflitto mondiale.

Sono state esaminate anche le tombe, le lapidi cimiteriali ed i registri delle sepolture.

«Quest’opera -ha detto il sindaco De Pasquale- rende finalmente giustizia ai nostri soldati morti nella Grande guerra, esplorando storie e luoghi poco noti di Carrara». Il recupero della memoria passerà anche attraverso il restauro dei monumenti ai caduti. A questo scopo la Regione ha stanziato un contributo che consentirà il recupero della lapide di Gragnana.

Il primo cittadino ha però ricordato che ci sono molti altri monumenti di questo tipo, spesso dimenticati. «Uno di essi -ha riferito- si trova nel cortile della scuola media Carducci, ma è nascosto dalla palestra dell’istituto. Spesso, inoltre, capita di leggere progetti presentati da tecnici che contengono errori grossolani sulla storia cittadina e questo amareggia».

All’interno del Liceo artistico “Artemisia Gentileschi” si trova invece la lapide che ricorda il luogo in cui sorgeva la casa del caporale Giuseppe Silicani (1881-1917), unico militare carrarese decorato con medaglia d’oro al valor militare nella prima guerra mondiale.

Silicani era un lizzatore, come molti altri carraresi periti in quel conflitto, il 50% dei quali erano lavoratori del marmo. Sì, perché la tragedia della Grande guerra coinvolse intere famiglie di cavatori e contadini.

Molti dei nostri caduti, il 50% dei quali risultavano analfabeti, erano infatti fratelli (42 coppie). Ben 321 vittime, inoltre, morirono per aver contratto malattie oggi curabili con semplici antibiotici. Le trincee infatti, sature di germi e batteri, erano luoghi molto insalubri. Due carraresi, poi, furono fucilati da italiani medesimi, per ordine disumano dei superiori. Tra i mille nomi del volume c’è anche quello di una donna: Argentina Dell’Amico (1893-1945).

All’inizio si pensava che fosse una crocerossina, ma Della Mea e Menconi, contattando la nipote, hanno scoperto che si trattava di una carrarese uccisa a Minucciano da militari tedeschi durante la seconda guerra mondiale. La sua salma, prima di essere sepolta a Bedizzano fu tumulata a Marcognano nel 1961, all’interno del poligono militare ed il suo nome figura nel piccolo obelisco che ricorda i caduti carraresi e di altre città. «Ci è sembrato giusto inserire anche la sua storia -ha spiegato Menconi- perché Argentina fu uccisa dalla barbarie della guerra e condivise il luogo di sepoltura con i militari che volevamo ricordare». —



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