Sicurezza
«Intestino perforato dopo un intervento così è morto mio suocero»
Il racconto della nuora: «Non ci hanno informato dei rischi vogliamo chiarezza, chiederemo le cartelle cliniche al Noa»
MASSA
«Mio suocero è entrato in ospedale con le sue gambe. Durante un intervento di colecistectomia gli è stato perforato l’intestino: è morto giovedì, dopo un mese di calvario. Adesso chiederemo le cartelle mediche: non si può morire così».
A raccontare la vicenda, che riaccende i riflettori sul Noa (dove ricordiamo è in corso un’indagine per le 33 presunte morti sospette) è la nuora dell’85enne deceduto proprio nei giorni scorsi.
«Ho atteso la sua morte, e poi ho voluto raccontare la sua storia, proprio per il profondo rispetto che ho sempre nutrito nei suoi confronti- continua - Mio suocero aveva 85 anni, fino al 2016 era una persona ancora molto in gamba, nel 2016 ha cominciato a avere problemi di salute, fra questi coliche biliari che si sono ripetute a breve distanza. Il 28 settembre scorso siamo finiti al pronto soccorso, è stato ricoverato per 12 giorni ed è stato sottoposto a un esame Rcp (con sonda interna). È stata quindi richiesta una consulenza chirurgica per intervenire sulla colecisti».
«La prima cosa che abbiamo chiesto ai medici era se ci fossero dei rischi per la vita - continua il racconto della nuora - Ci hanno detto che si trattava di un intervento in laparoscopia e, se tutto andava bene, in tre o al massimo quattro giorni sarebbe tornato a casa».
Ma le cose, come spiega la signora, sono andate molto diversamente.
«Il 10 ottobre mio suocero è stato operato. Fino al giorno prima non stava male, anzi passeggiavamo nel corridoio e non era nemmeno preoccupato per l’intervento - prosegue - Subito dopo l’operazione le cose hanno cominciato a mettersi male. Respirava a fatica, si capiva anche senza essere medici che c’era qualcosa che non andava. Alla fine ci hanno detto che era necessario un secondo intervento, perchè l’intestino era stato perforato. Questa volta l’operazione è stata eseguita non in laparoscopia ma con il metodo tradizionale. Ma la salute di mio suocero era ormai compromessa, è stata più volte in terapia intensiva, ed è morto giovedì scorso, dopo un autentico calvario».
«È inammissibile morire per un intervento di colecistectomia peraltro eseguito in laparoscopia - conclude la signora - Mio suocero aveva 85 anni, ma non per questo doveva morire e soprattutto è mancata a noi parenti l’informativa relativa ai rischi: forse se avessimo saputo quali potevano essere le conseguenze non avremmo acconsentito al primo intervento».
E adesso i familiari vogliono fare luce su questa vicenda. «Come prima cosa faremo richiesta per avere le cartelle cliniche di mio suocero, per cercare di capire come sono andate le cose soprattutto dopo il primo intervento quello che, e lo abbiamo visto con i nostri occhi, ha minato profondamente la salute del nostro caro. Fino a portarlo alla morte». —
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